Molti progressi, un problema

Negli impegni contro Portogallo e Stati Uniti la nuova Nazionale Italiana di Roberto Mancini era chiamata a confermare i grandi miglioramenti visti nelle partite di Ottobre, in particolar modo nella vittoriosa trasferta di Nations League in Polonia.

Per fare questo nel match di San Siro contro la nazionale lusitana (nella quale l’Italia si giocava le residue speranze di qualificazione alla Final Four) Mancini ha in pratica puntato sullo stesso undici che un mese fa aveva vinto a Chorzow, eccezion fatta per l’inserimento di una vera prima punta, Immobile, al posto dell’infortunato Bernardeschi. L’intento chiaro era quindi quello di mantenere il predominio sulla manovra ed il controllo del gioco con i centrocampisti ed Insigne tutti molto bravi nel gioco associativo e nello stretto, finalizzato al mantenimento costante del possesso del pallone, alternando però presumibilmente tali giocate ad altre che andassero più alla ricerca della profondità, fondamentale in cui Immobile è maestro.

formazione italia
L’11 schierato da Mancini contro il Portogallo.

Italia costruita su tecnica e pressing

Il modulo scelto dal nostro c.t è stato dunque ancora una volta il 4-3-3 che, in fase di impostazione, si trasformava in una sorta di 3-4-2-1 per facilitare da un lato l’uscita del pallone dalla nostra metà campo e dall’altro la ricerca dell’uomo tra le linee. Florenzi  sul centro-destra affiancava infatti Bonucci e Chiellini, mentre Biraghi stazionava molto in alto sulla fascia sinistra quasi all’altezza di Chiesa dalla parte opposta. Questo per creare superiorità numerica e consolidare il possesso ad inizio azione, anche grazie all’abbassamento di Verratti e Jorginho, ed al contempo conservare un’opzione in ampiezza che contribuisse ad allargare le maglie avversarie. Il Portogallo ha in realtà in talune circostanze provato una pressione organizzata, ma un po’ la disposizione appena descritta dell’Italia in fase di impostazione, un po’ la timidezza dei calciatori portoghesi nel prendere con aggressività i giusti riferimenti hanno fatto desistere la Nazionale campione d’Europa in carica dall’intento, costringendola a disporsi addirittura con un   4-5-1 molto compatto con Bernardo Silva e Bruma all’altezza dei centrocampisti.

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In questa circostanza l’Italia con delle ottime combinazioni tra Bonucci, Barella, Jorginho e Verratti riesce ad eludere la pressione e a trovare Insigne sulla trequarti, libero di puntare la difesa avversaria. 
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Il 4-5-1 del Portogallo in fase di difesa posizionale, con le due linee di centrocampo e difesa molto corte e strette.

Dei centrocampisti quello meno deputato all’impostazione della manovra era Barella, che invece, insieme ad Insigne, andava ad occupare gli half-spaces, cioè gli spazi liberi tra centrocampo e difesa avversari. Il calciatore del Napoli, in particolare, ha giocato un primo tempo straordinario, abbassandosi spesso e volentieri per formare una sorta di triangolo di impostazione con Jorginho e Verratti, per poi ributtarsi nello spazio e seminare il panico nella difesa avversaria.

Gli highlights di Italia-Portogallo. Al minuto 0:25 il tiro da fuori di Insigne nato proprio da una situazione del genere.

 

Menzione d’onore anche per Verratti, autore di una partita di altissimo livello. L’ottima partita dei due ex-calciatori del Pescara conferma la loro vocazione di giocatori associativi che amano giocare per la squadra e con la squadra. Inseriti in un contesto a loro congeniale, come quello che sta costruendo loro Mancini, rappresentano un grande valore aggiunto, mentre non ci si può affidare solo ad essi nelle difficoltà, sperando che risolvano la partita.

Il dominio nel possesso e il fraseggio negli spazi stretti hanno favorito anche la fase difensiva dell’Italia, ottima, soprattutto nel primo tempo. La densità per mantenere il controllo del pallone, soprattutto nella zona di centro-sinistra del campo, ha favorito il gegenpressing, cioè la pressione in avanti dopo aver perso il pallone, finalizzata al recupero immediato dello stesso.

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In questo slideshow Cancelo recupera palla dopo un cross sbagliato di Chiesa, ma gli azzurri, invece di indietreggiare, avanzano. Il terzino della Juve cerca Bernardo Silva che, attaccato da Biraghi, si riappoggia su Cancelo che non può far altro che calciare lungo.

 

Il pressing dell’Italia è stato costante anche quando il Portogallo ha provato a costruire dal basso. Fernando Santos ha schierato i suoi con un atteggiamento prudente (anche a causa dei 2 risultati su 3 a disposizione), non alzando neanche troppo i due terzini, Mario Rui e Cancelo, in fase di impostazione, con Bernardo Silva e Bruma costretti ad abbassarsi molto per ricevere palla. Ne ha tratto giovamento la Nazionale azzurra che è riuscita a prendere i giusti riferimenti ed a mettere in seria difficoltà il palleggio portoghese.

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 In questo caso Rui Patricio si appoggia su Fonte, su cui si alza immediatamente Chiesa, mentre Immobile scherma il passaggio verso l’altro centrale. W.Carvalho è troppo lontano dal pallone, e Fonte è costretto a provare un difficile ed impreciso pallonetto per cercare Mario Rui, su cui comunque si stava già allargando con i tempi giusti Barella.  Da questo momento in poi Rui Patricio sceglierà sempre il rinvio lungo.

 

In virtù di tutto questo l’Italia ha letteralmente dominato il primo tempo concluso con un eclatante 73% di possesso palla ma con sole due occasioni da gol all’attivo, entrambe capitate sui piedi di Immobile. Ancora più sorprendente è il dato riguardante gli 0 tiri concessi ai portoghesi nel corso del primo tempo, cosa già accaduta nella sfida contro la Polonia e che si ripeterà nel primo tempo di Genk contro gli Stati Uniti, a dimostrazione della ritrovata solidità difensiva della nostra Nazionale.

Le controindicazioni all’aggressività

Il secondo tempo di Milano ha riproposto alcune criticità di tale atteggiamento, cioè il grande dispendio di energie, che può causare alcune difficoltà specialmente se la squadra non è riuscita a trovare il vantaggio nella prima frazione di gioco. Nella ripresa infatti, complice il mutato atteggiamento tattico del Portogallo, più aggressivo e più deciso nel portare pressione nella metà campo avversaria, un’Italia stanca ha, con il passare dei minuti, perso il controllo del gioco.

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Il pressing molto alto del Portogallo sull’inizio azione azzurro costringe Bonucci a riappoggiarsi su Donnarumma, costretto poi al rilancio.

 

Tale stanchezza degli uomini di Mancini ha fatto sì che molto spesso, specialmente nella parte centrale della ripresa, alcuni di essi arrivassero in ritardo sull’uomo durante i tentativi di pressing, permettendo ai portoghesi di trovare maggiori spazi per organizzare la loro manovra e sfruttare le loro abilità tecniche.

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Un esempio di pressing disorganizzato dell’Italia nel secondo tempo. Barella è troppo alto su W.Carvalho, l’Italia è spezzata in due tronconi, con pochi passaggi il Portogallo trova Mario Rui completamente solo e libero di avanzare sulla fascia sinistra.

 

Le cose sono ulteriormente migliorate per la nazionale lusitana dall’ingresso in campo di Joao Mario, autore di un’ottima prestazione, il quale, in fase di possesso, si scambiava la posizione con Bernardo Silva, schierato dunque più al centro, con lo scopo, raggiunto, di consolidare il possesso. L’Italia ha ripreso vigore negli ultimi minuti di partita con l’ingresso in campo di Pellegrini, che ha dato un po’ di freschezza, forza e dinamicità, consentendo alla Nazionale azzurra di tornare a rendersi pericolosa.

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Pellegrini qui fa partire l’azione allargando il gioco verso Chiesa e poi prosegue la sua corsa per altri 30 m per chiudere il triangolo con l’esterno della Fiorentina. 

La conferma contro gli Stati Uniti

Gli highlights di Italia-USA 1-0.

Nonostante siano cambiati 7/11 della formazione titolare, l’Italia ha mantenuto lo stesso atteggiamento tattico anche nel match amichevole contro la Nazionale americana. Grazie anche alla modesta qualità tecnica degli Stati Uniti il sistema di pressing ha funzionato quasi allo stesso modo e, nonostante le assenze di due giocatori fondamentali sotto questo punto di vista, come Jorginho e Insigne, l’uscita del pallone dalla nostra metà campo è stata altrettanto ordinata. A tal proposito, va sottolineata la sontuosa prestazione di Sensi. Schierato davanti alla difesa, il centrocampista del Sassuolo è riuscito nell’impresa di non far rimpiangere Jorginho, dimostrando un’abilità nel gioco corto ed un’intelligenza tattica inviadiabili, completando più del 90% dei passaggi tentati. Buone anche le prestazioni di Berardi, colui che più nel reparto offensivo ha provato ad accendere la luce, e Emerson Palmieri, ottimo in fase di spinta, calciatore la cui unica sfortuna nell’ultimo periodo sono stati gli infortuni e la concorrenza di Marcos Alonso, uno dei migliori terzini sinistri al mondo in questo momento, nel suo stesso club. La ricerca del gol nella partita di martedì scorso è aumentata negli ultimi minuti del match, complici gli ingressi in campo di Grifo, Kean e Politano, in un grande momento personale, che hanno dato vivacità e più soluzioni nell’ 1 vs 1. Proprio l’esterno d’attacco dell’Inter ha iniziato e concluso l’azione che ha dato all’Italia la vittoria nel corso dell’ultimo minuto utile.

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Politano e Kean: hanno cambiato la partita contro gli USA.

Cosa è mancato allora?

Fin qui dunque tutto bene, a parte il fisiologico calo nel secondo tempo contro il Portogallo. Rimane solo un problema: la partita di Nations League è terminata 0-0, mentre il gol di Politano contro gli USA è arrivato solo all’ultimo respiro. Nonostante la grande mole di gioco la squadra ha creato 1,5 xG (ExpectedGoals, cioè i gol attesi in base alle occasioni create ed alla loro pericolosità) in entrambe le partite ed ha pagato l’imprecisione dei suoi centravanti. Sia Immobile che Lasagna sono infatti due attaccanti che amano attaccare la profondità. In particolar modo la punta della Lazio gioca in una squadra molto diretta e verticale che esalta le sue capacità. Pur lavorando molto e bene per la squadra, Immobile non è un calciatore associativo e con un’abilità tecnica tale da garantirgli di destreggiarsi bene in spazi stretti, così come è bravo ma non eccellente (non è un Mauro Icardi per intendersi) in area di rigore. Gli spazi da attaccare gli servono come il pane, e questa Nazionale non può garantirglieli. Per questo motivo per il momento probabilmente la soluzione con il falso nove di Settembre con Bernardeschi sembra ancora la più adatta al gioco dell’Italia e poteva forse essere riproposta con Berardi o ancor meglio Politano anche in questa occasione.

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Uno dei rari attacchi alla profondità di Immobile su una palla geniale di Verratti. E’ l’occasione più nitida per l’Italia nella partita contro il Portogallo.

Un altro calciatore che non ha brillato particolarmente, pur essendo stato impiegato da titolare in entrambi gli impegni, è Federico Chiesa, apparso un po’ come un pesce fuor d’acqua in una squadra dai così elevati valori tecnici. L’esterno della Fiorentina dà infatti l’impressione di avere un impatto maggiore a partita in corso, quando nei momenti di stanca del match riesce a dare la scossa alla squadra, come accaduto negli impegni di Settembre o di Marzo (con Di Biagio in panchina).

In ogni caso a Mancini non resta che puntare su questa identità tattica e proseguire sulla strada intrapresa, cercando di trovare di volta in volta soluzioni migliori per risolvere il problema del gol.

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Il c.t della Nazionale Roberto Mancini.

Mancini tra l’altro raramente nella sua carriera da allenatore è stato in grado di giocare un calcio di questa qualità e con un pressing così feroce, a dimostrazione del fatto che, al di là delle chiacchiere e delle idee tattiche, poi sono sempre i calciatori che vanno in campo a fare la differenza, come sosteneva Allegri in un’epica discussione con Adani lo scorso anno dopo Inter-Juventus 2-3 (anche se a mio parere la verità in quel dibattito sta nel mezzo, ma ci vorrebbe un altro articolo per spiegarlo).

Adani vs Allegri

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