Il 14 Giugno 1981 allo stadio “Del Duca” di Ascoli Piceno davanti ad 8850 spettatori si gioca Ascoli-Juventus, partita valida per la finale del “Torneo di Capodanno”. Sì ok, già so che voi starete pensando a quanto sia surreale che la finale di un torneo di Capodanno si giochi a metà giugno. Ed in effetti tutta questa manifestazione, che non a caso non si è più ripetuta, assomiglia più ad un’opera del “Teatro dell’assurdo” che ad un torneo calcistico. Ma per capire il perché della sua nascita e la disputa della finale nel mese di giugno è necessario fare un passo indietro.
Le premesse: il “Mundialito”
Il 1980 è l’anno del Cinquantenario dalla disputa del primo Mondiale, svoltosi appunto nel 1930 in Uruguay e vinto proprio dai padroni di casa. Washington Cataldi, allora presidente del Peñarol (club molto vicino ai militari che dai primi anni ’70 governavano l’Uruguay) e uomo molto influente nel calcio sudamericano, ha l’idea di organizzare una manifestazione che celebri tale anniversario ed a cui partecipino tutte le nazionali vincitrici di almeno un Mondiale. La proposta di Cataldi ottiene il fondamentale avallo della FIFA, grazie soprattutto all’appoggio del Presidente Jõao Avelange, cui Cataldi aveva contribuito alla rielezione a Presidente dell’organismo mondiale. Viene deciso che il torneo sarà disputato a Montevideo tra il 30 Dicembre 1980 e il 10 Gennaio 1981. Il regime dittatoriale che governa l’Uruguay, presieduto da Aparicio Mendez, cerca di strumentalizzare il Mundialito a fini politici, per ricreare consenso intorno a sé e rompere l’isolamento internazionale del Paese, in particolar modo dopo l’inaspettata sconfitta del 30 Novembre nel plebiscito popolare modificativo della Costituzione.

L’Inghilterra però, sull’onda delle polemiche per il mondiale argentino di due anni prima, anch’esso disputatosi in un Paese governato da una dittatura di stampo fascista, declina l’invito, ufficialmente per non rinunciare al già allora tradizionale Boxing Day, più probabilmente per un’azione di boicottaggio verso la giunta militare al potere. Al posto della Nazionale dei “Tre Leoni” viene invitata dunque l’Olanda, finalista delle ultime due edizioni dei Campionati Mondiali. Le partecipanti al Mundialito (ufficialmente “Coppa d’Oro dei Campioni del Mondo”) sono dunque sei: tre sudamericane (Uruguay, Argentina e Brasile) e tre europee (Italia, Germania Ovest e Olanda). La formula prevede due gironi da tre e finale tra le vincitrici dei due raggruppamenti. La spuntano i padroni di casa dell’Uruguay che battono 2-1 in finale il fortissimo Brasile con i gol di Barrios e Victorino (capocannoniere del torneo con 3 gol), intervallati dal momentaneo pareggio su calcio di rigore di Socrates. L’Italia esce mestamente dalla competizione dopo aver raccolto un solo punto (sconfitta contro l’Uruguay, pareggio contro i Paesi Bassi) ed aver segnato un solo gol, ad opera di un giovanissimo Carlo Ancelotti, in due partite.
- Uruguay-Brasile 2-1: il Maracanazo di 30 anni prima non è vendicato.
Il calcio alla ribalta
Il 1980 in Italia è un anno ricco di avvenimenti, e quasi nessuno di questi assume connotazione positiva. È l’anno delle stragi: da quella di Ustica, uno dei più grandi disastri aerei avvenuti in territorio italiano nel dopoguerra, a quelle di matrice terroristica, tra le quali assume particolare rilevanza la strage di Bologna, l’evento più sanguinoso degli “anni di piombo”, il culmine della strategia della tensione che segna ineluttabilmente l’Italia degli anni a venire. È anche l’anno del terremoto in Irpinia, che spezza vite umane e rigetta nel baratro una terra che pian piano da quel baratro stava cercando di uscire. L’evento sportivo che maggiormente catalizza l’attenzione sono le Olimpiadi di Mosca, boicottate dagli Stati Uniti, in cui si consuma la straordinaria impresa di Pietro Mennea, vincitore dei 200 m piani.
Calcisticamente parlando, l’Inter torna a vincere il campionato dopo 9 anni di digiuno, ma a sconvolgere l’opinione pubblica è il totonero, lo scandalo del calcioscommesse che si abbatte come un uragano sul nostro calcio, entrando nelle case di milioni di italiani domenica 23 Marzo 1980, quando la magistratura fa effettuare una serie di arresti proprio sui campi di gioco, a fine incontri, ripresi in diretta da 90° minuto. Numerosi i calciatori coinvolti, alcuni di grande spicco, come Manfredonia, Wilson, Albertosi, Dossena, Savoldi, e soprattutto gli attaccanti della Nazionale, le nuove leve del calcio azzurro, Paolo Rossi e Bruno Giordano. Le società maggiormente colpite sono Lazio e Milan, addirittura retrocesse in Serie B. È il primo (ahimè di una lunga serie) grande scandalo di illeciti sportivi e partite truccate nella storia del calcio italiano, di tale portata da indurre il presidente federale Artemio Franchi (all’epoca anche presidente dell’UEFA) a rassegnare le dimissioni dalla carica che ricopre.

Il danno d’immagine e la perdita di credibilità per il nostro calcio sono enormi, sia in patria che all’estero. Tale clima di sfiducia si ripercuote anche sulle prestazioni della nostra Nazionale nell’Europeo casalingo in cui, pur partendo con i favori del pronostico sia per il fattore casa che per l’ottimo Mondiale di due anni prima, l’Italia non va oltre un onorevole quarto posto, complici le assenze dei bomber Giordano e Rossi.
A far riaccendere l’entusiasmo di milioni di italiani ci pensa però la riapertura delle frontiere dopo 14 anni durante i quali le società italiane non avevano potuto tesserare nessun calciatore straniero. Tale provvedimento era stato adottato nel 1966 per rilanciare il calcio nostrano all’indomani della figuraccia nei Mondiali in terra inglese, ma aveva finito per rendere assai poco competitive le nostre squadre di club nelle competizioni internazionali. Si decide dunque per uno straniero per squadra. Gli acquisti più scintillanti sono portati a termine dalla Roma, che si aggiudica le prestazioni del fuoriclasse brasiliano Paulo Roberto Falcão, e dal Napoli, che acquista Ruud Krol, ex-terzino dell’Ajax, pluri-vincitore della “Coppa dei Campioni” e due volte vice-campione del mondo con la sua Olanda, uno dei protagonisti dell’epopea del “Calcio Totale”. La Juve si affida al metronomo Liam Brady, prelevato dall’Arsenal, mentre l’Inter, dopo essere stata ad un passo da Platini, ripiega sull’austriaco Herbert Prohaska, centrocampista dell’Austria Vienna.

Un esperimento andato male
Parte il campionato e la lotta al vertice è sin da subito scoppiettante. Il 1980 termina con le prime quattro squadre in classifica (nell’ordine Roma, Inter, Juventus e Napoli) racchiuse in tre punti.
In Uruguay nel frattempo è tutto pronto per il Mundialito. Come detto, per l’Italia non sarà un torneo entusiasmante (va beh, ci rifaremo con gli interessi un anno e mezzo dopo), complici le solite assenze dell’Europeo degli squalificati Rossi e Giordano, a cui si aggiungono quelle di Baresi e Collovati, a causa dell’impossibilità di rinviare il match di Serie B tra Lazio e Milan del 4 Gennaio 1981. In ogni caso, per permettere al C.t Bearzot di convocare i migliori calciatori italiani su piazza, la sosta natalizia non è di due, bensì di tre settimane. Per il Presidente della Lega Calcio Renzo Righetti, già arbitro e futuro Presidente della Fiorentina, non è giusto però privare gli italiani della gioia di andare allo stadio durante le feste. Ecco allora l’idea: il “Torneo di Capodanno”. Partirà il 4 Gennaio 1981 e vedrà la partecipazione delle 16 squadre di Serie A, suddivise in 4 gironi da 4 squadre. I tempi però sono stretti, si decide dunque che le partite che ogni squadra dovrà disputare all’interno del suo girone saranno due e non tre (ebbene sì, non tutte le squadre appartenenti allo stesso girone si affronteranno, con comprensibili vantaggi per alcune squadre piuttosto che per altre).
Come ogni manifestazione un po’ improvvisata che si rispetti non possono mancare innovazioni ed esperimenti. Innanzitutto viene introdotta la possibilità di schierare il secondo straniero: ne approfittano soltanto Fiorentina, Inter ed Udinese, che ingaggiano rispettivamente Mikael Rönnberg, Abid Kovačević e Dieter Mirnegg, l’unico che poi giocherà in Italia (nel Como la stagione successiva). Per favorire lo spettacolo inoltre le squadre che vinceranno con più di un gol di scarto otterranno un punto bonus in classifica. E, dulcis in fundo, le rimesse laterali potranno essere battute con i piedi, esperimento che sarà ripetuto 12 anni più tardi nel Mondiale Under 17 disputatosi in Giappone, in cui ci sarà anche l’Italia, con dei ragazzi abbastanza conosciuti come Totti, che potrebbe dunque aver battuto una rimessa laterale con i piedi, e Buffon (leggete qui se siete incuriositi dalla storia delle rimesse laterali e dal perché si battano con le mani).

La prima squadra a sfruttare il punto bonus per la vittoria con più di un gol di scarto è proprio la Juventus, che rispetta il pronostico nel girone C, sopravanzando il Cagliari proprio grazie al bonus ed al maggior numero di gol fatti. Nel raggruppamento A ad imporsi è l’Ascoli, con il Napoli addirittura ultimo. Nel girone B è la Fiorentina ad avere la meglio sulla Roma, mentre il gruppo D vede prevalere a sorpresa il Bologna su Torino e Inter, grazie proprio alla vittoria con due gol di scarto degli emiliani sulla squadra di Eugenio Bersellini. Domenica 11 Gennaio 1981 è il giorno delle semifinali: Ascoli-Fiorentina e Bologna-Juventus. Allo stadio “Del Duca” di Ascoli sono gli uomini di Carletto Mazzone ad avere la meglio sui toscani, privi di Antognoni e Bertoni, convocati nelle rispettive nazionali: decidono i gol di Trevisanello e Scanziani, per la Fiorentina gol della bandiera di Sacchetti. Al “Renato Dall’Ara” di Bologna invece la Juve ha ragione dei padroni di casa, anche se solo ai rigori, nonostante le numerosissime assenze tra le fila bianconere dei nazionali convocati da Bearzot. È tra l’altro la partita del torneo con il più alto numero di spettatori, circa 18000. Come prevedibile, infatti, i tifosi italiani considerano la competizione sin da subito, ed a ragione, come una sorta di “tappabuchi” che vada ad impedire una troppo lunga interruzione dell’attività agonistica. Nelle squadre di vertice le assenze sono numerose, gli allenatori ne approfittano per dare spazio a chi in campionato ha giocato meno, dato che ai tempi la parola turnover nelle competizioni importanti era a dir poco sconosciuta. I tifosi lo avvertono e disertano gli stadi. Giusto per fare un esempio il derby campano della prima giornata tra Napoli e Avellino si gioca al “San Paolo” davanti a neanche 2000 spettatori, ma cifre simili si registrano per quasi tutte le partite in programma. Torino e Juventus chiedono addirittura di poter giocare entrambe le sfide del girone in trasferta, al fine di evitare un “Comunale” vuoto ed incassi minimi. Permesso accordato.
- La sintesi della semifinale Ascoli-Fiorentina 2-1.
Una volta disputate le due semifinali però non c’è più tempo. Il Mundialito è terminato. Il campionato deve ripartire. Incredibile, ma vero: la finale tra le due compagini bianconere dovrà disputarsi il 14 Giugno, a stagione finita. Ecco dunque spiegato l’arcano di una finale quasi estiva del “Torneo di Capodanno”.
Le squadre quindi si rituffano nel campionato. L’Ascoli di Carletto Mazzone e del vulcanico presidente Costantino Rozzi, in cui militano tra gli altri giocatori del calibro di Pietro Anastasi, ormai a fine carriera, e Felice Pulici, ex-portiere della Lazio scudettata del 1974 recentemente scomparso, evita la retrocessione solo grazie alla differenza reti, ai danni del Brescia. La Juventus, invece, ingaggia un entusiasmante duello con la Roma per la vittoria del titolo. E alla terz’ultima di campionato, al “Comunale” di Torino, è in programma proprio Juventus-Roma, la partita che vale una stagione. La squadra di Trapattoni si presenta al big match con un punto di vantaggio sugli uomini di Liedholm. È la partita del discusso gol di Turone, non convalidato alla Roma per un fuorigioco che a distanza di 38 anni ancora non si comprende se ci fosse o meno. Le immagini televisive, che inizialmente sembrano dare ragione alle proteste giallorosse, non chiariranno mai, in maniera definitiva, se la posizione del giocatore fosse o meno regolare; negli anni seguenti continueranno a susseguirsi pareri contrastanti, tra esperimenti, proiezioni con le nuove tecnologie e accuse di manipolazione della moviola. Sta di fatto che il match-scudetto finisce 0-0 ed è il pareggio che di fatto consegna lo scudetto ai bianconeri.
- Ampia sintesi di Juventus-Roma 0-0. Probabilmente una delle partite più brutte, cattive e violente della storia del calcio italiano: un campionario di scorrettezze e polemiche durante e dopo il match, anche a distanza di anni.
La finale del “Torneo di Capodanno” allo stadio “Del Duca” è dunque un’occasione per la Juventus per festeggiare la vittoria del campionato. I bianconeri di Torino questa volta giocano con gli uomini migliori, ma sono le motivazioni a fare la differenza: troppo bello ed importante per i marchigiani regalare un trofeo ai propri tifosi. Si gioca dopo un minuto di raccoglimento per le vittime del “rogo del Ballarin“, a causa del quale una settimana prima, in occasione del match di serie C Sambenedettese-Matera, erano morte due persone e ne erano rimaste ferite altre 165. È ancora una volta Trevisanello a portare i suoi in vantaggio con una conclusione dal limite, dopo un veloce uno-due con capitan Moro, ma la Juve reagisce e trova il pari con Tardelli. A 10 minuti dalla fine però ci pensa proprio Adelio Moro, al passo d’addio ed in procinto di passare al Milan neopromosso in Serie A, ad inchiodare il risultato sul 2-1, trasformando un rigore molto generoso concesso ai padroni di casa.

Per l’Ascoli si tratta dunque del secondo trofeo ufficiale in bacheca (perché sì, nonostante tutto, essendo stato organizzato dalla FIGC, il “Torneo di Capodanno” è considerato una competizione ufficiale), ma badate bene non il primo e neanche l’ultimo. L’anno precedente infatti i marchigiani avevano vinto la Red Leaf Cup (la “Coppa della Foglia Rossa”), torneo organizzato dalla federazione canadese allo scopo di promuovere il calcio in Nord America, a cui erano stati invitati come rappresentanti del calcio italiano. Nel 1986 infine è la volta della “Mitropa Cup”, competizione destinata ai vincitori dei campionati di secondo livello della stagione precedente. Nel decennio d’oro del calcio ascolano dunque tre coppe misconosciute sono andate a rimpinguare la bacheca dei marchigiani guidati dal presidente-padrone Rozzi. Un primato alquanto singolare per una squadra di provincia.
