Mercoledì scorso, a Gedda, Juventus e Milan si sono giocate tra mille polemiche, il primo trofeo stagionale, la Supercoppa Italiana. Le polemiche hanno sia preceduto che seguito la disputa del match, per due diverse ragioni: prima della partita è scoppiato il caso biglietti, con le donne costrette ad entrare nello stadio solo in un determinato settore e non da sole, ma accompagnate dai rispettivi mariti/padri, nell’ottica di un’ancora lontanissima parità dei sessi nei paesi arabi (seppure negli ultimi anni piccoli passi in avanti siano stati fatti); nel post-partita invece sono divampate le solite polemiche arbitrali per alcune decisioni discutibili prese dal direttore di gara, Banti. Non fa parte della filosofia di “Difesa Alta” e non è nelle mie intenzioni analizzare tali episodi, mentre vorrei soffermarmi molto brevemente sul dibattito riguardante la legittimità o meno della scelta da parte della Lega Calcio di giocare la Supercoppa in terra araba.

Premesso, ed è superfluo precisarlo, che la condizione di disparità tra uomo e donna in Arabia Saudita è concreta quanto inaccettabile, e che è altresì nota sia la violazione dei principali diritti umani in terra araba, con la persecuzione e talvolta uccisione di giornalisti e principali oppositori politici del re Salman, sia la partecipazione dell’Arabia Saudita al conflitto in Yemen, anche con bombe italiane, prodotte in uno stabilimento sardo, io trovo inaccettabile una certa ipocrisia che emerge sistematicamente in questo genere di circostanze. In questo caso una doppia ipocrisia. La prima è quella della Lega Calcio che il 25 Novembre fa scendere in campo tutti i calciatori di Serie A con un segno rosso sul viso per celebrare la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” e poi neanche due mesi più tardi non si fa problemi a far giocare un trofeo italiano in un paese in cui i diritti delle donne sono quotidianamente calpestati, facendo addirittura passare il messaggio che chissà che eventi del genere non possano accelerare il processo che porti l’Arabia a diventare un paese migliore (ma per favore!) e che giocare questo tipo di partite all’estero contribuisca ad internazionalizzare e rendere più appetibile il nostro calcio (ma sarà vero?). La seconda ipocrisia è quella di quei personaggi pubblici, e sono molti, che sollevano il caso, gridano allo scandalo, chiedono che le squadre non scendano in campo, solo per tornaconto personale o per non fare brutte figure, ma puntualmente da giovedì hanno già smesso di interessarsi a queste tematiche.

La partita
Fatte queste premesse, iniziamo a parlare di quello che ha detto il campo. La Juventus, che aveva curiosamente perso 3 delle ultime 4 supercoppe, confermando le difficoltà di Allegri nel preparare partite secche in periodi particolari della stagione, tipicamente dopo lunghe pause, si è schierata con il solito 4-3-3. A centrocampo, a fianco dell’inamovibile Pjanic, la scelta è ricaduta su Matuidi e Bentancur. In avanti, Douglas Costa ha vinto il ballottaggio con Bernardeschi per prendere il posto dell’infortunato Mandzukic. Nel Milan Gattuso ha sciolto i dubbi della vigilia, preferendo Calabria ad Abate, confermando Paquetà nel ruolo di mezzala sinistra e scegliendo Castillejo per sostituire lo squalificato Suso, l’assenza più pesante tra le fila rossonere. Infine, spazio a Cutrone, al posto di un Higuain poco sereno e in odore di partenza, ancora di più in queste ore.


Il Milan, nonostante un buon inizio nei primissimi minuti di partita, ha rinunciato sin da subito ad esercitare un’azione di pressing sull’inizio azione juventino, schierandosi sostanzialmente con un 4-5-1 molto corto e compatto in fase di non possesso, autocostringendosi dunque a ripartenze molto lunghe e difficoltose dopo la riconquista della palla, con il solo Cutrone sopra la linea del pallone, comunque sempre impegnato a schermare il passaggio verso Bonucci, per estrometterlo dal primo possesso bianconero. Raramente il pressing si è alzato, anche in circostanze in cui i calciatori della Juve si trovavano in difficoltà e spalle alla porta nella propria metà campo.

La squadra rossonera in compenso è rimasta fedele a sé stessa nella fase di uscita dalla propria metà campo, cercando sempre il palleggio fin da Donnarumma. In alcune circostanze, specialmente all’inizio del match, si sono creati i presupposti per creare pericoli verso la porta difesa da Szczęsny, vanificati molto spesso da imprecisioni di natura tecnica da parte dei vari interpreti.
- In questa circostanza (scorrere le immagini dello slideshow), dopo alcuni passaggi nei pressi della propria area di rigore Rodriguez trova Cutrone. Grazie ad un rimpallo il pallone giunge sui piedi di Paquetà che verticalizzerà di nuovo per l’attaccante italiano che sbaglierà la misura del cross verso Çalhanoğlu.
La Juventus, invece, ha assunto, almeno in partenza, un atteggiamento senz’altro più aggressivo, come si può vedere dalle immagini sopra, con Pjanic addirittura su Bakayoko al limite dell’area avversaria. In fase di difesa posizionale lo schieramento bianconero consisteva in una sorta di 4-4-2 con Douglas Costa costretto a compiti difensivi senz’altro più importanti di quelli di Ronaldo, schierato sulla fascia opposta.

La Juventus non si è limitata ad essere aggressiva sul primo possesso degli avversari ma ha alzato il proprio pressing sistematicamente quando il Milan è stato costretto a tornare indietro o ad orientare la manovra in zone in cui la squadra bianconera faceva appositamente densità.
- Kessiè riceve palla da Calabria spalle alla porta, dopo che Matuidi era andato in pressing addirittura su Zapata. I giocatori della Juve fiutano la difficoltà del centrocampista ivoriano e si alzano su di lui, costringendolo ad appoggiarsi a Castillejo, che finirà per perdere palla, circondato da maglie bianconere (tra cui quella di Chiellini!).
Le difficoltà della squadra di Allegri si sono manifestate tuttavia nella fase di possesso. Sapendo di avere di fronte una squadra probabilmente attendista, Allegri ha optato per schierare Dybala nel ruolo di “falso nove” con compiti anche di rifinitura proprio per rendere più dinamica ed imprevedibile la manovra della sua squadra. Non ci è riuscito, a dire il vero, e la Juventus nel corso del primo tempo non si è quasi mai resa pericolosa, come il Milan d’altronde, se non con un tiro da fuori di Douglas Costa e con una girata acrobatica di Cristiano Ronaldo dopo un cross dalla sinistra di Alex Sandro. Questo nonostante dal 20° i bianconeri abbiano preso in mano le redini del gioco, sfruttando il maggior tasso tecnico dei propri giocatori.
- Una delle rare opportunità non sfruttate dalla Juve nel primo tempo: sugli sviluppi di un calcio d’angolo in favore del Milan, il rinvio di Pjanic trova Douglas Costa libero di puntare Kessiè e Calabria, posizionati molto male in fase di marcatura preventiva. Ne nasce un 3 vs 2 che i bianconeri non riescono a concludere neanche con un tiro.
In particolar modo si è sentita e non poco la mancanza di Mario Mandzukic, mai come quest’anno decisivo anche nel ruolo di finalizzatore. La squadra bianconera, infatti, complice l’atteggiamento degli uomini di Gattuso, è stata costretta a sviluppare la manovra prevalentemente in ampiezza, affidandosi spesso e volentieri al cross, come fa spesso d’altronde, che però non è risultato un’arma efficace proprio a causa della mancanza dell’ariete croato nell’area di rigore avversaria, dato che le mezzali, Bentancur e Matuidi, non sempre sono state puntuali nell’inserimento.

Lo sviluppo della manovra sulle corsie esterne, soprattutto quella destra di Cancelo e Douglas Costa, con lo scopo di allargare le maglie avversarie (la Juventus ha infatti adottato il solito schieramento asimmetrico, con Ronaldo sulla sinistra libero di muoversi su tutto il fronte d’attacco), ha finito però talvolta per rendere vulnerabile la squadra bianconera in fase di non possesso, concedendo alcune ripartenze pericolose al Milan, anche se a notevole distanza dalla propria porta. Questo fenomeno si è acuito all’inizio della ripresa, quando complice forse un po’ di stanchezza il Milan è riuscito in contropiede ad appoggiarsi con più facilità su Cutrone o a trovare tra le linee Çalhanoğlu o Paquetà, che spesso in fase di possesso si scambiavano le posizioni. Da una situazione di questo tipo e un po’ di fortuna in un rimpallo è nata la miglior occasione della partita dei rossoneri, la traversa di Cutrone.
- Un’altra opportunità in ripartenza per i rossoneri ad inizio ripresa: straordinario lavoro di Cutrone che, su un rilancio della difesa, protegge palla e serve a rimorchio Kessiè, che dopo 20 metri di corsa sbaglia clamorosamente la scelta, non servendo Çalhanoğlu solo a sinistra, ma tentando un improbabile filtrante verso Paquetà.
Proprio nel momento in cui la squadra di Gattuso stava iniziando, almeno potenzialmente, a rendersi pericolosa, è arrivato il gol della “Vecchia Signora”, da cui emerge tutta la differenza di spessore tecnico tra le due squadre. L’assist di Pjanic è sublime, la puntualità di Ronaldo straordinaria nella sua ordinarietà. E’ il gol che assegna la Supercoppa Italiana.

Gattuso a questo punto del match ha gettato nella mischia sia Higuain che Borini, ma dopo pochi minuti l’espulsione di Kessiè ha lasciato la squadra in 10. La Juventus allora, sotto indicazione di Allegri, ha scelto di far girare il pallone, non dando però mai l’impressione di voler affondare il colpo per cercare il gol del 2-0. Vista la difficoltà della sua squadra a recuperare il pallone, il tecnico milanista ha infine sostituito Cutrone con Conti, creando qualche grattacapo nel finale alla retroguardia bianconera, tra cui le proteste per la mancata concessione di un calcio di rigore, complice la solita tendenza della Juventus di accontentarsi ed abbassarsi un po’ troppo nelle fasi finali della partita, confidando nelle grandi doti di difesa posizionale e marcatura dei suoi interpreti.
Parliamo di singoli
Tra le fila rossonere vanno sottolineate le prove di Cutrone e Paquetà. Il primo ha, come si suol dire, fatto reparto da solo, riuscendo in svariate occasioni a proteggere palla, appoggiarsi ai suoi compagni e poi ributtarsi nello spazio per attaccare la profondità (come si può vedere anche da alcune immagini proposte in precedenza), assolvendo talvolta perfino compiti di raccordo, ed il tutto con la solita tenacia e generosità che lo contraddistingue.

Il giovane centrocampista brasiliano, invece, oltre a mostrare indubbie capacità tecniche, si è dimostrato un calciatore più pronto di quanto fosse lecito attendersi, con buone doti tattiche e di personalità. In fase di possesso ha dimostrato una buona sensibilità nella ricerca dello spazio tra le linee, mentre in quella di non possesso una buona propensione nel difendere in avanti. E’ senz’altro un ragazzo su cui Gattuso potrà lavorare bene.

Buona la prestazione di Bakayoko, in netto miglioramento anche nella gestione del pallone, mentre da dimenticare la prova di Castillejo, che ha fatto rimpiangere, e non poco, l’assenza di Suso. L’ex-calciatore del Villareal appare ancora molto confusionario con il pallone tra i piedi, con un bagaglio di movimenti senza palla molto limitato, e soprattutto, almeno nella partita contro la Juventus, molto, troppo, falloso.
- Tutti i palloni giocati e recuperati da Paquetà: non male.
Nella squadra bianconera invece non si puó non sottolineare la prova di Ronaldo, al 27° trofeo di club in carriera, sempre l’uomo più pericoloso della sua squadra, autore del gol che consegna il primo titolo stagionale alla Juventus: un calciatore che non si dimostra mai appagato, sempre alla ricerca di nuovi traguardi di squadra ed individuali. L’ambizione e la voglia di segnare lo hanno reso quel che è, anche se all’interno della singola partita talvolta ciò può renderlo un tantino egoista.

Da sottolineare anche le prestazioni di D.Costa e Cancelo sulla fascia destra, con il terzino portoghese che ha mostrato una capacità di inserimento ed una gamma di sovrapposizioni invidiabili, oltre alla nota straordinaria tecnica in velocità.

Cosa ci ha detto la Supercoppa su Juventus e Milan
La Juventus ha dunque vinto meritatamente (1,3-0,5 per quanto riguarda gli expected goals, 3-1 il computo dei tiri in porta) l’8° Supercoppa della sua storia, senza la necessità di dover esprimere tutto il suo potenziale (addirittura 0 tiri in porta nel corso del primo tempo, era successo solo contro il Sassuolo). L’assenza di Mandzukic si è fatta sentire, ed il suo recupero appare fondamentale per fronteggiare negli ottavi di finale di Champions League l’Atletico Madrid, che presumibilmente farà una partita di attesa simile a quella giocata dal Milan, ma con qualità molto maggiore di quella dei rossoneri in fase di ripartenza. E’ emersa ancora una volta inoltre, come già detto, la tendenza ad abbassarsi della Juventus una volta in vantaggio, forse dettata dall’allenatore, che solitamente non ha conseguenze negative, soprattutto grazie ad una difesa imperforabile ed un Chiellini stratosferico, ma che già in alcune occasioni, vedi Manchester United, ha avuto effetti indesiderati.
- Gli highlights della partita.
Il Milan dal canto suo ha fatto quel che poteva, difendendosi basso, come fa da un po’ di tempo a questa parte, e tentando delle lunghe ripartenze, in alcuni casi ben orchestrate e non concluse con un tiro in porta a causa di banali errori tecnici. E’ tuttavia una squadra con una fase di possesso a tratti improvvisata, in cui l’apporto di Suso è imprescindibile, e probabilmente non all’altezza dell’obiettivo stagionale, cioè la qualificazione alla prossima Champions League. E’ ormai certo inoltre l’addio di Higuain, ed occorre vedere come Gattuso modificherà la struttura della squadra con l’arrivo di un centravanti più d’area e meno di manovra come Piątek.
