I baci che hanno fatto la storia dello sport

Poche settimane fa è morto Fernando Aiuti, uno dei più importanti immunologi italiani, fondatore dell’Anlaids (Associazione Nazionale per la lotta contro l’Aids) di cui è stato anche presidente onorario. Un uomo che con un bacio, quello dato a Rosaria Iardino, una ragazza sieropositiva, durante un Congresso alla fiera campionaria di Cagliari il 2 dicembre 1991, ha sconfitto i pregiudizi dilaganti di chi all’epoca sosteneva, senza alcuna prova scientifica, che l’HIV si potesse trasmettere con un semplice bacio, e non solo per via sessuale, e al contempo attenuato le paure di chi a quelle false credenze iniziava a prestar fede. Un bacio che ebbe, in quel determinato momento storico, una profonda valenza sociale, anche grazie ad un reporter che immortalò la scena e diffuse l’immagine, che fece il giro del mondo, contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento.

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Il bacio tra Fernando Aiuti e Rosaria Iardino.

Anche nella storia dello sport, almeno quella recente, non sono mancati celebri baci, indelebili nei ricordi di molti di noi, che hanno contribuito ad arricchire l’immaginario collettivo di migliaia di appassionati sportivi nel mondo. Baci, come quello di Aiuti, dal valore sociale, ma anche, più banalmente, dal valore simbolico o scaramantico, o ancora più semplicemente semplici testimonianze d’amore o d’affetto. In ogni caso baci che han fatto la storia. Raccontiamone alcuni.

Tatyana Firova – Kseniya Ryzhova

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Il 25 Gennaio 2013 con una maggioranza pressoché assoluta il Parlamento russo approva l’estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città russe: il divieto di propaganda omosessuale. Da quel giorno in poi è diventato reato parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle speranze dei cittadini gay. La definizione, strategicamente un po’ vaga, di “propaganda” da al giudice la possibilità di punire con pesanti multe (fino a 15mila euro) artisti, attori ma anche comuni cittadini colti ad esprimere un’opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali. Ma soprattutto di mettere al bando o vietare preventivamente eventi, manifestazioni, concerti, che possano essere ritenuti a rischio di “propaganda gay”. Non siamo al famigerato articolo 121, imposto da Stalin nel ’34 e abolito solamente nel ’93, che prevedeva cinque anni di carcere per il reato di omosessualità, ma l’evocazione del passato è evidente e pesante.

Pochi mesi più tardi, ad Agosto, la 4×400 femminile russa vince la medaglia d’oro nel corso dei mondiali casalinghi di atletica leggera. Sul podio due delle componenti del quartetto russo, Tatyana Firova e Kseniya Ryzhova, si scambiano un bacio sulle labbra. E’ un gesto che suscita molto interesse nell’opinione pubblica. Viene inizialmente considerato un atto di protesta contro la legge omofoba varata da Putin, in contrapposizione alle dichiarazioni di qualche giorno prima dell’astista Yelena Isinbayeva, che si era schierata dalla parte del suo Presidente. In realtà le due atlete russe smentiscono quasi immediatamente questa interpretazione, dichiarando che si trattava semplicemente di una manifestazione di gioia, sull’onda della tradizione del “bacio alla sovietica”, una delle icone della Guerra Fredda, una delle ossessioni di  Breznev, che baciava tutti, amici e nemici, avversari ed alleati. Probabilmente le due ragazze russe hanno detto la verità, non c’era nessuna polemica e nessun significato sociale dietro il loro gesto, però forse per una volta sarebbe stato bello che un significato dietro quel bacio ci fosse veramente.

Scott Norton – Craig Woodward

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E’ sicuramente il meno conosciuto tra i baci raccontati in questo pezzo, ma prosegue sulla strada tracciata dal primo di cui abbiamo parlato. In questo caso i protagonisti non sono due donne, bensì due uomini, più precisamente Scott Norton e Graig Woodward. So che a molti di voi, se non a tutti, questi nomi non diranno niente. Lo sportivo in questione è Norton, giocatore di bowling professionista che nel novembre 2012 vince il PBA Chamaleon Campionship a Las Vegas e festeggia baciando Craig Woodward, suo marito. Si tratta probabilmente del primo bacio pubblico di uno sportivo statunitense ad un altro uomo, in un ambiente in cui, specialmente tra gli uomini, l’omosessualità continua ad essere un tabù. «È estremamente importante per me mostrare ad altri sportivi attuali o futuri, che è importante far vedere che siamo come gli altri. È importante mostrare alla gente che essere gay non ha niente a che vedere con le capacità di fare qualcosa come uomo e neanche di competere al massimo livello nello sport» (Fonte: http://www.lastampa.it). Questo ha dichiarato il campione qualche giorno dopo in un comunicato. E non possiamo che esserne tutti d’accordo.

 Rakitic – Carriço

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Il 14 Maggio 2014 il Siviglia vince la prima di tre Europa League consecutive, che contribuiranno, e non poco, ad arricchire la bacheca del club andaluso. La coppa viene conquistata dagli spagnoli allo Juventus Stadium di Torino, dopo aver sconfitto ai calci di rigore i portoghesi del Benfica, che in semifinale avevano eliminato a sorpresa l’ultima fortissima Juventus di Antonio Conte. Nella concitazione dei festeggiamenti non passa inosservato un presunto bacio sulle labbra tra l’allora capitano del Siviglia, Ivan Rakitic, oggi elemento di spicco del Barcellona e della Nazionale croata, e il compagno di squadra Daniel Carriço. La stampa addirittura inizialmente rilancia la notizia, facendo passare il gesto come un possibile “coming out” dei due calciatori, incentivato dalla gioia del momento. In realtà, osservando attentamente i fotogrammi incriminati, è possibile notare come si trattasse semplicemente di un bacio sulla guancia che, forse nell’euforia delle celebrazioni, ha subito, per così dire, una leggera “deviazione”.

Valentino Rossi e la sua M1

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Il 2003 è per Valentino Rossi l’anno del terzo mondiale consecutivo nella classe regina. Tre mondiali vinti con estrema facilità, da dominatore assoluto, con addirittura 33 Gran Premi in bacheca in 3 anni. Valentino è il pilota più forte, sulla moto più forte, la Honda RC211V. Inizia a valutare perciò l’opportunità di misurarsi con un’altra moto per dimostrare a tutti che il talento ha ancora un peso specifico fondamentale. Takeo Fukui, il presidente della Casa giapponese, non se ne fa un cruccio e lo lascia andare immediatamente, senza batter ciglio. «Valentino Rossi ha già firmato per un’altra squadra e noi lo sostituiremo con un anonimo pilota giapponese. Vinceremo ancora e dimostreremo che la nostra moto non ha bisogno di un pilota forte per vincere. Perché la moto è più forte del pilota». Con queste parole al veleno Fukui annuncia sostanzialmente l’approdo di Rossi in Yamaha, sostenendo che la Honda avrebbe continuato a vincere senza problemi con un pilota qualsiasi. I fatti però daranno ragione al Dottore. Il 18 Aprile è in programma la prima gara della stagione motociclistica 2004. La Yamaha nei test si è dimostrata una moto in crescita e competitiva ma nessuno si aspetta di vedere il numero 46 lì davanti a lottare per la vittoria. E invece sarà proprio così: Valentino ingaggia un  duello entusiasmante con Max Biaggi, fatto di sorpassi e controsorpassi, gas spalancato e staccate al limite. Solo negli ultimi giri Rossi riesce a guadagnare quei pochi decimi di vantaggio che risulteranno fondamentali per fargli tagliare il traguardo per primo. Per la prima volta, nella gioia di una vittoria, Valentino non manifesta la sua esuberanza, non si esibisce in esultanze divertenti e strampalate, ma si siede vicino alla sua moto, la ammira, piange accanto a lei, la abbraccia, la bacia. Sarà una stagione trionfale per il ragazzo di Tavullia, che vincerà 9 gare su 16, innalzandosi definitivamente al grado di leggenda del motociclismo. Nel corso degli anni molte volte avevamo visto e avremmo visto ancora Rossi accarezzare e manifestare affetto nei confronti della sua adorata compagna di vita, la moto, ma quel 18 Aprile a Welkom difficilmente potrà essere mai dimenticato.

Florenzi corre a baciare la nonna

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Come dimenticare la folle corsa in tribuna di Alessandro Florenzi per andare ad abbracciare e baciare la nonna dopo un gol segnato in un Roma-Cagliari della stagione 2014/2015? Un gesto bellissimo che in quei giorni ci ha riconciliato con il calcio e che ha fatto piangere a dirotto e per diversi minuti nonna Aurora, che non era mai andata a vedere un partita del nipote prima di quel giorno. Ed Alessandro, per omaggiarla e ringraziarla per la sua presenza, quel giorno ha voluto premiarla testimoniando così il suo amore. Perché la mamma è sempre la mamma, ma pure la nonna è sempre la nonna.

Florenzi bacia il pallone, l’ultima frontiera della speranza

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Ancora Florenzi, ma stavolta il ricordo non è piacevole ed è legato al punto più basso toccato recentemente dal nostro calcio: la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018, 60 anni dopo l’ultima volta. Magari voi che state leggendo neanche lo ricorderete questo episodio, ma per me quella serata è stata particolarmente dolorosa ed ho tutto impresso nella mente come se fosse ieri: le speranze, un San Siro commovente, le occasioni fallite, De Rossi che ritiene (giustamente) inutile scaldarsi, gli assalti finali. E poi quell’ultimo calcio d’angolo contro i colossi svedesi. Florenzi che si avvicina alla bandierina, prende il pallone in mano, lo accarezza e, prima di posizionarlo a terra, in un ultimo gesto disperato, lo bacia. Nonostante tutto, anche contro la razionalità, in quel momento tutti ancora speriamo che il miracolo si concretizzi. Invece no, citando gli 883, tutto va come deve andare. Oggi quell’Italia-Svezia fa parte del passato, l’Italia tornerà una Nazionale vincente, come la sua storia impone, ma l’immagine di Florenzi che bacia il pallone prima di battere quel calcio d’angolo è stampata nella mia mente e difficilmente se ne potrà andare.

Pagliuca e il bacio al palo

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Pasadena. Stadio “Rose Bowl”. 17 Luglio 1994. Alle 12.30 locali, un orario improbabile scelto per esigenze televisive ma che porta le squadre a fronteggiarsi sotto un caldo soffocante (36°C, 70% di umidità), si gioca la finale del XV Campionato Mondiale di calcio: Italia-Brasile. La vigilia della nostra Nazionale è alquanto tormentata. Roberto Baggio, dopo aver letteralmente trascinato l’Italia alla finalissima, rischia infatti di non poterla giocare a causa di una contrattura ai flessori della coscia destra. Il pallone d’oro dell’anno precedente, dopo un girone sottotono, condito dalle polemiche con il commissario tecnico Sacchi a seguito della sostituzione del “Divin Codino” al 21° del primo tempo nel secondo match contro la Norvegia (per sopperire all’espulsione di Pagliuca), ha preso per mano la squadra dagli ottavi in poi segnando ben 5 gol in 3 partite. Proprio per questo una sua assenza contro il Brasile sarebbe un duro colpo, sotto il profilo tecnico, ma anche psicologico, per la nostra Nazionale. Milioni di italiani sono in fibrillazione, lo staff tecnico fa di tutto per recuperare il giocatore. Alla fine Baggio non è al meglio, ma scende in campo. Riesce perfino il miracoloso recupero di Franco Baresi, infortunatosi nel match di esordio e incredibilmente di nuovo al centro della difesa a guidare i suoi compagni di reparto a soli 25 giorni da un’operazione al menisco. Per il Brasile invece nessun problema, è in campo l’11 tipo, con il funambolico duo Romario-Bebeto al centro dell’attacco. Sono stati proprio i due rapidi attaccanti verdeoro, oltre ad una inusuale solidità difensiva, plasmata dal pragmatico c.t. Parreira, a trascinare la nazionale sudamericana alla finalissima, 24 anni dopo l’ultima volta.

La partita, vuoi per la prudenza tattica delle due squadre, vuoi per le temperature insopportabili, è tutt’altro che spettacolare. Baggio non è lui, non è al meglio e si vede. Nel complesso meglio il Brasile, ma nella prima frazione di gioco l’occasione migliore capita sui piedi di Massaro, che spreca calciando addosso a Taffarel. Si giunge così senza grandi sussulti alla mezz’ora della ripresa, con il match che si avvia stancamente verso i supplementari. Il pallone è tra i piedi del centrocampista del Deportivo La Coruña Mauro Silva che, non molto lucido, invece di allargare sulla destra per Cafu, decide di provare un’improbabile conclusione dai 30 metri da posizione decentrata. Il tiro è abbastanza potente ma centrale e sembrerebbe terminare la sua corsa tra le braccia di Pagliuca. Dalle immagini a nostra disposizione in effetti il tiro appare molto forte, tant’è che non si comprende bene se le difficoltà del portiere azzurro nella parata siano dovute ad eccessiva sicurezza, all’impossibilità di bloccare un tiro così violento anche se scagliato da notevole distanza, oppure ad una leggera variazione nella traiettoria del pallone. Sta di fatto che il portierone in procinto di passare all’Inter va per bloccare la sfera che però rimbalza sul suo braccio destro e sembra dover terminare la sua inesorabile corsa nell’angolino alla sua destra. Invece no, il pallone tocca il palo interno e torna docile tra le braccia di Pagliuca che tira un enorme sospiro di sollievo, nel senso letterale del termine, e, d’istinto, bacia il suo guanto e tocca il palo che lo ha salvato, trasmettendogli così tutta la sua gratitudine. Sembra un segnale premonitore, forse la fortuna stavolta, al contrario di 4 anni prima, girerà dalla nostra parte. Purtroppo no, non sarà così, ma quel gesto di Pagliuca è comunque un ricordo impresso nelle nostre menti e scolpito nei nostri cuori.

Blanc – Barthez

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Quello di Pagliuca al palo non è il solo bacio “mondiale” ad aver fatto la storia. Ce n’è uno che ha caratterizzato il mondiale successivo, quello di Francia 1998. Il bacio di capitan Laurent Blanc sulla “pelata” di Fabian Barthez. Un gesto iconico del primo Campionato Mondiale vinto dalla Nazionale francese, 20 anni prima del recente bis di Russia 2018. Un rituale scaramantico che ha accompagnato gli istanti precedenti al fischio d’inizio di ogni partita della Francia nei mondiali casalinghi, ma che proseguirà anche negli anni successivi sia in nazionale che nell’esperienza comune dal 2001 al 2003 nel Manchester United. Tale rito propiziatorio nacque però proprio nel 1998 e si rivelò in effetti un vero portafortuna per gli uomini di Aimé Jacquet, che, partita dopo partita, avanzarono fino ad arrivare in finale, sconfiggendo tra le altre la Nazionale italiana ai rigori (ahimè, ancora una volta, la terza consecutiva, fatali) nei quarti di finale, anche grazie al penalty di Albertini parato da Barthez. Tuttavia, proprio in occasione della semifinale contro la Croazia dell’8 luglio 1998 il libero francese venne espulso per un fallo di reazione e così il 12 luglio quando si giocò la finale contro il Brasile il rito propiziatorio del bacio non poté consumarsi. Nessuna ripercussione però: la Francia doma il Brasile campione in carica ed è per la prima volta nella sua storia Campione del Mondo.

Maradona – Carmando

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Salvatore Carmando è stato per più di 3 decenni una figura storica del Napoli. Massaggiatore della squadra campana dal 1974 al 2009, è divenuto celebre nella seconda metà degli anni ’80, gli anni più gloriosi nella storia del Napoli, coincisi con l’approdo nel capoluogo campano di Maradona, il migliore calciatore al mondo, dopo un’estenuante trattativa con il Barcellona condotta in prima persona dal Presidente Ferlaino. Un importante e controverso episodio per cui è ricordato l’ex-massaggiatore del Napoli è legato al caso della monetina che colpì Alemao in Atalanta-Napoli dell’8 Aprile 1990, episodio che aiutò e non poco il Napoli a conquistare il suo secondo scudetto. In quella circostanza infatti Carmando, entrato in campo per soccorrere il centrocampista brasiliano, lo invitò a rimanere a terra e farsi sostituire per accentuare in qualche modo la gravità dell’incidente. Nei giorni seguenti venne accertato che la ferita lacero-contusa e sanguinante provocata dalla monetina alla testa di Alemao avesse causato un lieve trauma cranico al calciatore del Napoli. Il match, che era terminato 0-0, fu quindi assegnato a tavolino ai partenopei, che affiancarono dunque il Milan in vetta alla classifica, prima di sopravanzarlo definitivamente nelle settimane successive.

Il rapporto di fortissima amicizia tra Maradona e Carmando nato in quegli anni è sintomatico dell’unità di intenti e dell’armonia di quella squadra ed il bacio di Diego sulla fronte dell’indimenticato massaggiatore è stato un must di quel Napoli due volte scudettato. Ad ogni partita il fuoriclasse argentino, infatti, dopo aver fatto “testa o croce” ed aver scambiato i gagliardetti con il capitano avversario, si dirigeva verso la panchina, consegnava nelle mani di Carmando il vessillo della squadra avversaria e baciava l’amico e massaggiatore sulla fronte. Un gesto d’affetto, ma anche un rito propiziatorio ripetutosi per vari anni e ben presente nella memoria dei tifosi napoletani che hanno vissuto quei momenti indimenticabili.

Maradona – Caniggia

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Passa qualche anno e Maradona è protagonista di un altro celebre bacio, ben più appassionato di quelli dati prima di ogni partita a Carmando. E’ il 14 giugno 1996 ed alla “Bombonera” si gioca il Superclasico Boca-River. Nel Boca, oltre a Maradona, ormai a fine carriera, gioca un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano, Claudio Caniggia, ex giocatore di Atalanta e Roma ed autore, con la maglia albiceleste, del gol contro l’Italia nella semifinale dei mondiali ’90 che contribuì all’eliminazione della nostra Nazionale. Il giorno prima della partita Maradona promette: “Se Cani segna al River corro a dargli un bacio”. Ma a Diego basta molto meno. Caniggia pennella il cross per il colpo di testa di Basualdo che vale l’1-0 ed al “Pibe de Oro” (non più molto “pibe” ormai) è sufficiente questo per correre ad abbracciare e baciare sulla bocca il compagno di squadra. Il Boca vincerà 4-1 con Caniggia che segnerà gli altri tre gol del match, di cui uno sulla respinta di un rigore calciato sul palo da Maradona, ma a far discutere per parecchio tempo sarà quel bacio. La stessa moglie del biondo argentino non la prese bene, descrivendo il gesto di suo marito come immorale e di cattivo esempio per i loro figli. Un’esagerazione, non credete?

Casillas – Carbonero

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L’unica “romanticheria” che mi concedo, dovuta al fatto che pubblico questo articolo, a dire il vero casualmente, proprio il giorno di San Valentino, è quella di rivivere insieme a voi il bacio appassionato per eccellenza in ambito sportivo, ossia quello tra Iker Casillas e la giornalista e sua compagna Sara Carbonero, che lo stava intervistando dopo la vittoria della Spagna nella finalissima dei Mondiali del 2010 in Sudafrica.

“Cosa vuoi che ti dica”, esordisce un emozionato Casillas quando la bella giornalista gli chiede una battuta sulla partita. ”Che tu mi dica come stai, come ti senti”, continua allora lei mantenendo l’aplomb.”E’ un momento molto felice (…), ringrazio le persone che mi hanno appoggiato sempre, i miei genitori, mio fratello”, spiega un teso Casillas, che si interrompe con la voce tremante. ”Non importa, parliamo un po’ della partita e poi torniamo…, no?”, dice Sara per uscire dal momento di imbarazzo del capitano, che pero’ fa segno di no con l’indice, prima di abbracciarla e baciarla sulla bocca. Il secondo bacio di Iker si stampa invece sull’occhio della giornalista, mentre lei si prova a divincolare. Il capitano è già scomparso, quando Sara, visibilmente emozionata, si lascia scappare un ”madre mia” e passa la linea allo studio tra gli applausi dei presenti, dicendo ”continuiamo dopo, ok?”. (Fonte: http://www.ansa.it)

Un momento emozionante e romantico che mi sembrava bello rivivere parola per parola.

 

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