Un altro virus si propaga: è la superficialità

Ciò che sta accadendo in Italia negli ultimi giorni è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, se il panico crescente tra la gente comune (stimolato da un certo giornalismo di bassa lega) per il diffondersi del Coronavirus nel nostro Paese è in una certa misura comprensibile, appare inaccettabile che tale stato d’animo, accompagnato da una buona dose di pressappochismo, alberghi nelle menti di coloro i quali sono chiamati a prendere delle decisioni.

L’ultimo weekend “pallonaro” (e volendo anche quello precedente) rappresentano una lampante dimostrazione di pressapochismo, superficialità, disorganizzazione, incapacità di prendere decisioni sensate sotto pressione con autorevolezza, regole chiare e rispetto dell’emergenza che viviamo. Non che siano mancati atteggiamenti discutibili in altri ambiti ben più importanti di quello calcistico, ma vista la sede è giusto soffermarsi solo su questi ultimi. E’ però doverosa una premessa: è chiaro che il momento è difficile , così come è indiscutibile che la tutela della salute pubblica sia prioritaria. Le decisioni prese in questi ultimi giorni però ben poco hanno a che fare con questa problematica.

Partiamo dai fatti.

  • Poco più di una settimana fa quattro partite della massima serie del campionato italiano vengono rinviate a data da destinarsi, in seguito al decreto legge del 23 Febbraio 2020, a causa dell’esplosione improvvisa dell’emergenza Coronavirus. Non viene neanche valutata l’ipotesi porte chiuse.
  • Per tali partite la Lega Serie A non stabilisce immediatamente delle date per i recuperi, al fine di poter valutare con calma i possibili incastri, soprattutto per le squadre impegnate in altre competizioni (l’Inter su tutte, ancora in corsa in Coppa Italia e nella competizione europea che prevede un turno in più, ossia l’Europa League).
  • Nella giornata di Giovedì viene stabilito che le partite della 26° giornata da disputarsi nelle regioni interessate dalle misure restrittive verranno giocate a porte chiuse. Sono in molti ad esprimere rammarico per l’adozione di tale soluzione, soprattutto per il match di cartello Juventus-Inter, potenzialmente decisivo per le sorti del campionato e che avrebbe portato ingenti incassi nelle casse del club bianconero; tutti sono però concordi nell’affermare che in tale situazione di emergenza non sembrano esserci alternative, poiché le varie ordinanze vietano di giocare a porte aperte e il calendario nei mesi successivi è a dir poco compresso, in special modo per alcune squadre.
  • Nel frattempo Inter-Ludogorets, valida per il ritorno dei sedicesimi di Europa League, si gioca a porte chiuse.
  • Nella mattinata di Sabato viene improvvisamente deciso il rinvio dei 5 match da giocarsi nelle regioni per le quali sono previste “Misure urgenti di contenimento del contagio”, ovvero Parma-Spal, Milan-Genoa, Sassuolo-Brescia, Udinese-Fiorentina e appunto Juventus-Inter. Il motivo ufficiale fornito dalla Lega per giustificare tale decisione è stato quello di non voler veicolare all’estero un’immagine cupa del nostro Paese.
  • In questa circostanza, contemporaneamente alla decisione del rinvio, viene immediatamente stabilita la data dei recuperi, fissata per il 13 Maggio, prima data utile per tutte le squadre coinvolte.
  • Samp-Verona era invece in calendario nella serata di Lunedì, in una data successiva alla scadenza della delibera, fissata per la mezzanotte di Domenica. Si sarebbe quindi potuto in teoria disputarla a porte aperte, ma si era comunque stabilito di non consentire l’accesso del pubblico a Marassi (unica decisione veramente in linea con un comportamento di prevenzione che vuole evitare rischi per gli stessi tifosi). In seguito però ai rinvii degli altri match si è deciso in extremis, nel tardo pomeriggio di Domenica, di rinviare anche quest’ultima partita al 13 Maggio.
  • Tra ieri ed oggi infine vengono rinviate a data da destinarsi anche le due semifinali di ritorno di Coppa Italia, Juventus- Milan e Napoli- Inter, dopo che negli ultimi giorni si erano susseguite varie ipotesi, tra cui addirittura quella di giocare a porte aperte.

E’ praticamente impossibile, anche per i più inguaribili ottimisti, non notare numerose incongruenze nelle decisioni prese quasi in modo compulsivo nel corso degli ultimi giorni. Ed è quello che hanno notato la stragrande maggioranza dei Presidenti e dei dirigenti. C’è perfino chi ha parlato di campionato falsato, di disparità nei trattamenti , fino allo sfogo, assolutamente sbagliato nella forma e nei toni (soprattutto per il ruolo che questa persona ha all’interno di una delle società maggiormente coinvolte da questa diatriba), ma condivisibile nella sostanza, del Presidente dell’Inter Steven Zhang.

Il fin troppo duro sfogo di Steven Zhang sotto forma di Instagram Stories. Ma Socrate diceva che c’è un limite oltre il quale la sopportazione cessa di essere una virtù.

Innanzitutto proprio non si riesce a comprendere come e consultandosi con chi il Presidente della Lega Dal Pino abbia preso sabato mattina la fatidica decisione di rinviare le gare previste a porte chiuse, dato che, come detto, praticamente tutte le società, a parte la Juventus, hanno espresso perplessità. Perfino l’Udinese, che pure aveva richiesto da giorni il rinvio della partita, certamente per tutelare i propri interessi di immagine ed economici, non ha compreso per quale ragione tale decisione sia stata presa all’ultimo momento utile. La principale funzione della Lega dovrebbe essere quella di tutelare gli interessi dei club: è dunque evidente che qualcosa non vada se ad essere tutelati sono gli interessi di pochi, come spesso accade.

Non si comprende inoltre per quale ragione siano già state stabilite le date dei recuperi per le partite rinviate relative al 26° turno e non per quelle relative al 25°. Nonostante quella del 13 Maggio sia tutto fuorché una data certa, il Presidente Dal Pino sta continuando a proporre e cercare alternative per le partite dell’ultimo turno e non per quelle del turno precedente, non si capisce in base a quale criterio.

Paolo Dal Pino, Presidente della Lega Serie A.

Altra questione fondamentale emersa risulta essere questa: se non si gioca a porte chiuse una volta per non dare un’immagine negativa del Paese, non lo si deve fare neanche nelle prossime settimane, dato che è alquanto prevedibile che almeno in Lombardia ed in Veneto l’ordinanza venga prorogata (anzi, nelle ultime ore sembra doversi estendere a tutta Italia). In questa direzione vanno i rinvii delle partite di Coppa Italia, per cui addirittura era stata paventata in un primo momento la possibilità di giocare a porte aperte, come se davvero l’emergenza potesse esaurirsi con la semplice “scadenza” di una delibera. Stabilita l’impossibilità di farlo anche in assenza di ordinanze vigenti, i prefetti di Torino e Napoli hanno disposto il rinvio delle partite. Rinviare le 6 sfide dell’ultimo turno di campionato ha infatti creato un pericoloso precedente e adesso tutti i club si sentono giustamente in diritto di richiedere il rinvio dei propri match casalinghi e tale richiesta non può non essere accolta dalla Lega per non essere accusata di mancata imparzialità, che pure già è venuta meno, e non creare disomogeneità nelle decisioni.

Quali sono le conseguenze di questo susseguirsi di eventi e di decisioni prese più o meno frettolosamente?

Il calendario purtroppo è molto fitto (e questo è un problema conclamato del calcio moderno), dunque la possibilità di rinviare anche i prossimi turni di campionato evidentemente non c’è. Anzi, è già abbastanza difficile per alcune squadre collocare nei prossimi mesi gli impegni già saltati. La Lega infatti allo stato attuale delle cose deve addirittura augurarsi una precoce eliminazione dell’Inter dall’Europa League al fine di trovare una data utile per Inter-Sampdoria. Se si escludesse, come è stato fatto fino ad adesso, l’ipotesi porte chiuse (per ragione meramente economiche, diciamoci la verità) diventerebbe altamente probabile uno stop forzato e permanente dell’intero campionato. Questo sì che sarebbe un importante danno d’immagine per il nostro Paese, ben peggiore di qualche stadio vuoto. Mentre sto terminando di scrivere la situazione è in continuo divenire. Il Ministro Spadafora ha dichiarato che il campionato deve proseguire, e sembrerebbe che nel weekend in arrivo verranno recuperate, rigorosamente a porte chiuse, le partite della 26° giornata, saltate qualche giorno fa proprio perchè non si voleva giocare senza spettatori. Una settimana fa sarebbe stata la scelta giusta, adesso è quella obbligata. Si è dunque scelto deliberatamente di infittire il calendario, per poi finire al punto di partenza.

La verità, purtroppo, e duole molto dirlo, è che il problema COVID-19 è stato in una prima fase sottovalutato (almeno in termini sportivi) e in una situazione in cui la tutela della salute pubblica sarebbe dovuta essere prioritaria, essa ha finito per passare in secondo piano rispetto ad interessi economici e giochi di potere. E l’assurda proposta di Dal Pino di giocare Juventus-Inter a porte aperte per i tifosi piemontesi Lunedi 2 Marzo, a neanche 24 ore dalla scadenza della delibera (mentre le scuole erano chiuse), non fa altro che testimoniarlo. Stessa cose vale per Juventus- Milan di Coppa Italia la cui disputa a porte aperte è stata ragionevolmente bloccata dal Prefetto di Torino poichè “non sempre è possibile identificare potenziali contagiati al di là della residenza”.

Sarebbe giusto però, volendo rimanere in ambito sportivo, distogliere ogni tanto lo sguardo da questi giochi di potere tipici del mondo del calcio e sottolineare, come giustamente precisa il Presidente del C.O.N.I. Malagò, che esistono anche atleti di altre discipline, magari in cerca di un pass olimpico per Tokyo 2020, profondamente penalizzati. Ma la salute in certi casi viene, giustamente, prima di tutto, semplicemente perché gli interessi alle spalle di questi sport sono decisamente minori.

Nel frattempo sembra stabilito che Valencia-Atalanta e Getafe-Inter verranno giocate a porte chiuse. Per una volta avremmo potuto essere d’esempio per gli altri, e invece finiremo per prendere lezioni.

Non rimane che attendere. (Poco) fiduciosi.

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