Nel calcio, è risaputo, esiste il fenomeno, colui che, dal nulla, riesce a estrapolare dal cilindro un’invenzione, una giocata, un guizzo che porta la sua squadra a trionfare nonostante le possibili avversità. Il calcio mondiale ha conosciuto molti fuoriclasse, così come il calcio italiano: Baggio, Pirlo, Baresi, Rivera, Scirea, Piola, Mazzola, i nomi si sprecano. Ma se è vero che esistono i fuoriclasse, è altrettanto vero che esistono i cosiddetti “talenti mancati”, quei giocatori che avrebbero potuto diventare leggende ma che, per un motivo o per un altro, non hanno mai saputo fare il definitivo salto di qualità. Chissà come sarebbe stato il futuro di Alexandre Pato se, in mezzo al suo cammino, non fosse piovuta una tempesta di problemi fisici? E Adriano? Cosa sarebbe divenuto l’Imperatore laddove l’alcolismo e la depressione non avessero avuto la meglio sulla sua mente e sul suo corpo? Sicuramente questi esempi sono i più eclatanti a livello internazionale, ma anche in Italia abbiamo un discreto arsenale di talenti mancati e, senza dubbio, uno dei più famosi e controversi tra loro è Antonio Cassano. Lupus in fabula, poche settimane fa l’ex fantasista barese, ospite alla trasmissione “Casa Sky Sport” ha voluto, nuovamente, far parlare di se con un’affermazione tanto forte quanto autocommiserativa, affermando di essere “il più grande talento buttato via degli ultimi anni”, ma è davvero così? Sicuramente, quella di Fantantonio è una carriera quanto mai singolare, piena di alti e di bassi, di momenti esaltanti e di debacle, un percorso che non può certo definirsi idilliaco. Eppure, la sua avventura era iniziata tra mille promesse e speranze.
Astro nascente
Nasce calcisticamente nelle fila del Bari, la squadra della sua città natale, con cui esordisce in Serie A l’11 dicembre del 1999, nel derby contro il Lecce. Il ricordo più dolce della parentesi barese di Cassano rimarrà, senza alcun dubbio, il gol da cineteca segnato contro l’Inter il 18 dicembre del 1999, partita in cui il talento di Bari Vecchia gioca per la prima volta da titolare. Il giovane “Peter Pan” mostra fin da subito ottime abilità nel dribbling e nei calci piazzati, oltre che una straordinaria tecnica individuale, tutte caratteristiche che accendono, fin da subito, i riflettori su di lui e, inevitabilmente, sul suo cartellino.
Un neofita in mezzo ai campioni e la sua affermazione
Dopo due stagioni al Bari, nell’estate del 2001 è la Roma ad assicurarsi le prestazioni sportive di questo giovane, eclettico attaccante, con una spesa di circa 60 miliardi di lire, dopo una lotta all’ultimo rialzo con la Juventus. L’esperienza in giallorosso rappresenta il trampolino di lancio definitivo, nonché la pagina più lieta della sua intera carriera. Nelle fila romaniste, il fantasista pugliese si rivela essere uno dei talenti più cristallini del panorama europeo, grazie anche ai suoi 39 gol in 118 presenze con la maglia della Lupa. Durante le cinque stagioni passate nella Capitale, Cassano si dimostra una pedina assolutamente credibile del reparto offensivo giallorosso che, nella stagione 2001-2002, si ergeva nell’opinione pubblica come il più forte d’Italia. Antonio, talento grezzo, arriva a Roma, in una squadra che deve difendere il titolo conquistato solo pochi mesi prima, carica di giocatori eccezionali, il cui ricordo è ancora oggi indelebile nella memoria di ogni tifoso giallorosso: Aldair, Cafù, Batistuta, Emerson, Montella, Er Pupone, i nomi si sprecano. Come poteva un ragazzino emergere tra questi nomi così altisonanti? Come poteva non rimanere schiacciato moralmente e calcisticamente da tali fuoriclasse? Certo, la prima stagione è quella dell’ambientamento per Fantantonio, il quale riesce comunque ad accumulare 22 presenze e 5 reti. La Roma, a fine anno, riesce a conquistare il secondo posto e l’accesso diretto alla Champions League.
La stagione 2002/2003 è sicuramente una stagione al di sotto delle aspettative per la Roma. Già il mercato estivo presenta diversi interrogativi: gli acquisti e, più in generale, le trattative imbastite dalla dirigenza capitolina non convincono appieno i tifosi, né dal punto di vista strettamente qualitativo, né da quello tecnico-tattico. La “macchina perfetta” messa a punto dal tecnico Fabio Capello comincia a subire i malumori dei tifosi e lo scetticismo dei media, nonostante una qualificazione in coppa UEFA, ottenuta soltanto in virtù del secondo posto nella coppa Italia vinta dal Milan. Proprio nella finale di ritorno di questa competizione Cassano lascia però intravedere quei problemi comportamentali che freneranno la sua carriera: espulso per proteste, lascia il campo dando platealmente del ‘cornuto’ all’arbitro Rosetti. Per il “talento di Bari Vecchia”, tuttavia, questa stagione rappresenta un’ulteriore crescita individuale: il fantasista trova più spazio e, gioco forza, più gol: sono infatti 27 le presenze in campionato, condite da 9 gol, a cui vanno aggiunti i primi 4 gol della sua carriera in Champions League e il gol nella semifinale di andata della Coppa Italia nel derby della Capitale.
Ma il bello deve ancora venire e non tarda ad arrivare. La stagione 2003/2004 rappresenta, difatti, la migliore stagione della carriera di Cassano: in campionato, 33 presenze e 14 reti segnate, mentre in Coppa UEFA sono 6 i gettoni accumulati e 4 i gol all’attivo. La stagione più prolifica del “Pibe di Bari Vecchia” rappresenta, d’altro canto, il ritorno sul podio della squadra giallorossa che, complice una sessione estiva di mercato stavolta in linea con gli obiettivi e le aspettative della dirigenza e non solo, ritrova un meritato e ambito secondo posto in campionato, dopo un entusiasmante duello con il Milan deciso da un gol di Sheva nello scontro diretto.
Il “Cassano Nazionale”
Proprio l’estate 2004, con un Fantantonio all’apice della propria, pur giovane, carriera, sarà quella della consacrazione per il talento di Bari Vecchia. E tale consacrazione arriva nel primo grande torneo disputato con la Nazionale italiana. Un intreccio – quello che lega Cassano alla maglia azzurra – che ha conosciuto momenti di altissimo profilo, ma anche lunghissimi stop, talvolta anche ingiustificati.
L’esordio assoluto in nazionale maggiore risale al 12 novembre 2003, quando gli azzurri affrontano la Polonia. Il giovane ventunenne Cassano, ironia della sorte, segna al debutto da titolare con l’Italia.
Come anticipato, il C.t. Trapattoni lo convoca per l’Europeo 2004, competizione in cui Cassano risulta il migliore tra gli azzurri, segnando 2 gol nelle 3 partite del primo turno. Indimenticabile l’esultanza e poi le lacrime dopo il gol-vittoria nel terzo match contro la Bulgaria: il biscotto in salsa vichinga tra Svezia e Danimarca ci aveva appena estromessi dal torneo. Dopo l’europeo del 2004 e con l’arrivo di Marcello Lippi sulla panchina italiana, il giovane barese e la nazionale si allontanano, complice soprattutto la scelta da parte del tecnico toscano di non puntare sull’attaccante, ritenuto un giocatore dal carattere fragile e imprevedibile, che può minare da un momento all’altro i delicati equilibri dello spogliatoio.
Nel 2006, dopo più di un anno di assenza e dopo il trionfo mondiale dell’Italia di Marcello Lippi, Cassano ritorna in Nazionale con il C.t. Roberto Donadoni, che lo impiega per le prime due partite di qualificazione agli europei del 2008, salvo poi non convocarlo più per via delle sue poche apparizioni con la maglia del Real Madrid. Il ritorno in Italia e la seconda giovinezza vissuta con la maglia della Sampdoria, fanno sì che il C.t. si convinca circa il reinserimento del barese nel roster azzurro. Antonio fa il suo ritorno in Nazionale a Firenze il 30 maggio 2008 entrando nel secondo tempo di Italia-Belgio. Durante la spedizione italiana in Austria e Svizzera, Cassano colleziona 4 presenze, di cui una da titolare, contro la Francia.
Nel futuro dell’Italia post Euro 2008 c’è però, di nuovo, il mai dimenticato Marcello Lippi, rientrato alla base con l’obiettivo di bissare il successo ai Campionati del mondo del 2010 in Sudafrica. Manco a dirlo, nonostante le ottime prestazioni messe in campo dal talento di Bari Vecchia con la maglia blucerchiata, Marcello Lippi sembra proprio non voler puntare su di lui, neanche stavolta, tanto che il barese non indosserà mai la maglia azzurra dal 2008 al 2010.
Dopo la debacle azzurra in Sudafrica, Cassano torna in nazionale con il nuovo C.t. Cesare Prandelli, il quale lo impiega nella partita persa con la Costa d’Avorio il 10 agosto del 2010 (quella del tanto atteso debutto di Amauri dopo la sua naturalizzazione) e, dopo un anno esatto, gli concede di indossare per la prima volta la fascia di capitano, contro la Spagna, nella sua Bari. L’Italia porta a casa il girone C di qualificazione ad Euro 2012 e, tra i maggiori artefici di questo piccolo ma incoraggiante risultato c’è proprio il fenomeno barese, che riesce a siglare 6 reti, divenendo di fatto il capocannoniere del girone. Neanche l’intervento cardiaco sembra intralciare l’ascesa di Fantantonio con la maglia azzurra: il C.t. Cesare Prandelli punta tutto sul genio e l’estro del fantasista per riuscire nell’impresa di portare a casa l’ambito trofeo e, senza pensarci su un attimo, convoca il 99 blucerchiato per la spedizione in Polonia e Ucraina. Antonio Cassano rappresenta, senza dubbio, la stella della squadra azzurra, e a ragion veduta: sono sei i match disputati da Fantantonio, tra cui si ricordano con maggior evidenza la terza giornata del girone eliminatorio contro l’Irlanda, partita in cui il fantasista va a segno, e la semifinale contro la Germania, dove il barese pennella un cross al bacio per Mario Balotelli che, di testa, porta in vantaggio gli azzurri contro i rivali di sempre. La finale persa contro la Spagna ha, purtroppo, ben poco da raccontare, dato l’eloquente risultato finale (4-0 per le “furie rosse”), se non la polemica in seno all’opinione pubblica italiana riguardo il mancato utilizzo del turnover da parte di mister Prandelli, secondo molti inevitabile data la stanchezza della squadra.
Dopo la parentesi blucerchiata e le esperienze in terra milanese, Cassano sembra ritrovare il piglio del gran calciatore in terra ducale e, grazie alle ottime prestazioni con la maglia del Parma, viene convocato per le qualificazioni ai mondiali del 2014 in Brasile. L’ex Samp subentra nel secondo tempo sia contro la Costa Rica, sia contro l’Uruguay, ma non riesce ad essere un fattore determinante della squadra azzurra che, miseramente, torna a casa dopo l’eliminazione ai gironi. I mondiali in Brasile del 2014 rappresentano l’ultimo palcoscenico internazionale solcato dal talento barese.
El “Pibe di Bari Vecchia” tra i Galacticos
Torniamo però all’anno domini 2004, quello, come abbiamo visto, della consacrazione, quello nella quale Cassano inizia a ritenersi un top player ed a manifestare i primi “mal di pancia”. La sua avventura alla Roma sembra destinata a terminare. Ed infatti cosi accade, ma solo dopo un’altra stagione tutto sommato positiva all’ombra del Colosseo: lusingato e corteggiato da top club europei ed italiani (Juventus, Inter e Real Madrid su tutti), l’attaccante non solo rifiuta il remunerativo rinnovo di contratto propostogli dal presidente Sensi (3,2 milioni di euro a stagione), ma addirittura rivolge parole ingiuriose nei confronti della presidenza giallorossa, mossa che, inevitabilmente, condanna il vulcanico attaccante pugliese a rimanere fuori dal progetto tecnico della squadra.
Nel gennaio del 2006, dopo una prima parte di stagione passata tra panchina e tribuna a Roma, Antonio passa al Real Madrid per 5 milioni di euro, dopo un susseguirsi di voci di mercato che davano quasi per fatto il suo passaggio alla Juventus, quasi a sottolineare come, le due strade che dividono ed hanno sempre diviso il fantasista dai colori bianconeri, siano di fatto due rette parallele che mai sono riuscite ad incontrarsi, nelle parole e nei fatti.

Il suo arrivo nella capitale iberica è accolto con un certo scetticismo, non tanto per le qualità del giocatore, ormai evidenti e sotto gli occhi di tutti, quanto per la condizione fisica e la tenuta mentale dello stesso. Non passa inosservata l’evidente precarietà della forma fisica, tanto che viene fin da subito ribattezzato dai tifosi e dalla stampa con un epiteto che non lascia scampo ad equivoci: “El Gordito”, anche per distinguerlo da un altro compagno di reparto, “El Gordo”, soprannome attribuito all’epoca ad un certo Ronaldo. Come confermato dallo stesso Cassano anni dopo, infatti, i 93 chili con i quali si è presentato al Bernabeu, non sono di certo stati il miglior biglietto da visita in una piazza abituata ad essere ai vertici del panorama calcistico mondiale. Ma a parlare deve essere il campo, per Antonio, e l’occasione fa sempre l’uomo ladro: 18 gennaio 2006, Coppa del Re, i Galacticos affrontano il Betis e al ventesimo minuto della ripresa, Cassano entra in campo e segna dopo soli tre minuti dal suo ingresso in campo.
Potrebbe essere il segnale giusto di una svolta, quel guizzo che qualsiasi riserva cerca per poter non solo far colpo sul mister, ma anche per ritagliarsi uno spazio da protagonista all’interno della squadra. Oltre al campo, però, ciò che rende un calciatore un campione è l’atteggiamento fuori dal campo, la professionalità, la diligenza, la motivazione, tutte prerogative che, purtroppo, in Cassano hanno sempre vacillato. Il Real Madrid non è semplicemente una squadra di calcio e solo chi ha avuto l’onore di lavorare al suo interno può capire cosa significa indossare quella maglia, chi arriva in quella squadra sa di essere tra i migliori al mondo ed ha l’onere di dimostrare ogni giorno di meritarsi quella pesante “camiseta”. Il rapporto tra il mister Lopez Caro e l’attaccante pugliese non riesce a decollare, complice soprattutto il comportamento mai adeguato del giocatore, il quale si ritrova, ben presto, relegato in panchina, a beneficio dei suoi compagni di reparto Robinho e Van Nistelrooy. L’anno successivo approda a Madrid una vecchia conoscenza di Antonio, ovvero Fabio Capello, neo allenatore della squadra madrilena. Un’occasione d’oro, per l’attaccante, di tornare a livelli atletici e fisici ottimali. Il fantasista, complice anche il ritrovato entusiasmo per l’arrivo di un suo grande estimatore in panchina, riesce non solo a svolgere una pre-season di altissimo livello, ma anche a ritrovare una buona continuità di prestazioni, tanto da essere chiamato dal C.t. Donadoni per la preparazione ad Euro 2008. Ma la storia di Fantantonio presenta sempre, in ogni frazione della sua esistenza, delle brusche ricadute dopo importanti risalite: Cassano ne combina una delle sue inventando una nuova “cassanata” (termine con cui si evidenziano determinati momenti salienti della carriera del fantasista barese che lo ritraggono nel suo lato peggiore, quello impulsivo, schietto e inopportuno, talvolta violento). Ad ottobre del 2006, l’attaccante dei Blancos fu inquadrato da una emittente televisiva spagnola durante una sua imitazione, a mo’ di presa in giro, del proprio allenatore Capello, un siparietto intollerabile da parte di società e tecnico, uno strappo non risarcibile che sancisce la parola fine al matrimonio tra il barese e la squadra madrilena.
L’idillio genovese

All’età di 25 anni, Cassano si trasferisce alla Sampdoria in prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 5,5 milioni, con il Real Madrid che si impegna a versare il 71,5% dell’intero stipendio percepito dal calciatore. Il fantasista arriva a Genova per una cifra irrisoria, ma farà ben presto le fortune del club blucerchiato. In totale, sono 115 le partite giocate dall’asso ex Roma con la maglia della Sampdoria, 40 i gol fatti e molti gli assist forniti. Nell’arco della stagione 2007/2008, quella di debutto per Fantantonio, il barese riesce non solo a segnare 9 gol, ma anche a trascinare la squadra allenata dal tecnico Walter Mazzarri al sesto posto, valido per la Coppa UEFA. L’anno successivo, la Samp non riesce a bissare il successo della stagione precedente, nonostante l’ottimo percorso in Coppa Italia, dove i blucerchiati si arrendono solo ai calci di rigore contro la Lazio (match in cui, tra l’altro, Antonio sbaglia il primo penalty). A fine stagione, i genovesi si accontentano di un risicato 13° posto e salutano mister Mazzarri, uno dei pochi allenatori che ha saputo davvero capire, apprezzare e sfruttare a pieno la classe del fantasista pugliese (rimarrà nella storia la famosa mano davanti alla bocca, metodo di comunicazione usato frequentemente durante i match tra il mister di San Vincenzo e Fantantonio). Della stagione 2008/2009, però, è doveroso evidenziare anche le note liete: la coppia gol Pazzini-Cassano riesce a segnare 30 gol in campionato, spartiti in parti uguali tra i due “gemelli”, i tifosi sono in delirio ogni qualvolta i due si cercano e si trovano in campo, tanto che qualche inguaribile nostalgico, dagli spalti di Marassi, sembra quasi intravedere i tempi di Vialli e Mancini, i tempi di una squadra magica, forse irripetibile, e di una coppia offensiva stratosferica. La stagione 2009/2010 porta a Genova il tecnico Luigi Delneri, con l’obiettivo di riuscire a non far rimpiangere il tecnico toscano. Dopo le prime sei giornate di campionato, la Sampdoria si ritrova al primo posto solitario in Serie A, una situazione che non si registrava dal 1991, anno che i tifosi sampdoriani non possono dimenticare, quello dello scudetto. Nonostante una leggera flessione a metà stagione, i doriani riescono a fine anno a centrare un traguardo storico: il quarto posto nella massima serie, che sancisce il ritorno dei blucerchiati in Champions League, a distanza di 21 anni dall’ultima volta. Impresa che non può essere macchiata neanche dalla precoce eliminazione ai preliminari, per opera del Werder Brema, dopo un match di ritorno giocato straordinariamente da Fantantonio, ad un passo dal trascinare i suoi, con un gol di tacco, ad una clamorosa rimonta. In questo capolavoro tecnico e societario, Cassano è comunque riuscito a lasciare il suo segno inconfondibile, nel bene e nel male.
Se è vero che a lui sono attribuiti punti pesanti come i gol vittoria contro Juventus, Milan e Genoa, è altrettanto vero che il rapporto con il tecnico Delneri ha subito una battuta d’arresto molto significativa, ovvero il litigio che si è venuto a creare tra il tecnico e il giocatore a metà campionato circa, a pochi giorni dal delicato match contro l’Udinese. Per via di questo battibecco, Antonio è costretto per sei partite a guardare i suoi compagni dalla tribuna. Ma, come sappiamo, Cassano non è certo un novellino in fatto di maxi squalifiche: l’anno prima, al minuto 87 della partita che vede i blucerchiati sfidare tra le mura amiche il Torino, Fantantonio perde le staffe, lanciando prima parole ingiuriose nei confronti dell’arbitro Pierpaoli, per poi successivamente scaraventargli addosso la propria maglia di gioco. Il vergognoso teatrino messo in scena sul campo di Marassi costa caro al giocatore: 15000 euro di multa ed una maxi squalifica di 5 giornate.
Il rapporto, all’apparenza idilliaco, tra la Sampdoria e il fantasista si sgretola però definitivamente il 29 ottobre del 2010, giorno in cui Cassano viene messo fuori rosa per “comportamento gravemente offensivo e irrispettoso” tenuto tre giorni prima nei confronti del presidente Riccardo Garrone, il quale decide di appellarsi al collegio arbitrale per sanzionare il giocatore. Il tribunale decide di non disporre la risoluzione contrattuale tra la Sampdoria e Cassano, ma impone nei confronti del giocatore la sospensione dagli allenamenti e dello stipendio dal 29 ottobre 2010 al 31 gennaio 2011 e una decurtazione dell’ingaggio pari al 50% a partire dal 1º febbraio 2011 fino al 30 giugno 2013, data della scadenza del contratto con la società genovese. Antonio vive quegli ultimi mesi da separato in casa, in quella casa che lo ha saputo accogliere e spronare, una casa che gli ha saputo dare nuova linfa, ritrovato entusiasmo ed una svolta perfino alla sua vita sentimentale, facendogli trovare l’amore della sua vita. Il rapporto tra il presidente Garrone e Antonio era, fino a quel momento, sempre stato idilliaco, tanto che lo stesso Cassano ha sempre definito il patron blucerchiato come “un secondo padre”. Ma il figliol prodigo, stavolta, l’ha fatta davvero grossa, troppo grossa per poter soprassedere. L’ingrato figlio cerca di porre rimedio in qualche modo, ma a nulla valgono le scuse pubbliche e la cosparsa di ceneri sul capo. Dalla decisione presa, non si torna indietro.
“Dopo il Milan solo il cielo, ma sopra il cielo c’è l’Inter”
Il 27 dicembre 2010, Cassano ottiene il permesso di allenarsi con il Milan, in attesa di trasferirsi ufficialmente a Milano, sponda rossonera, il 3 gennaio. La parentesi rossonera del Pibe di Bari Vecchia, in realtà, non risulta caratterizzata da chissà quali avvenimenti, ormai la figura del fantasista è, in un certo qual modo, abbastanza compromessa. La seconda stagione in rossonero tuttavia è molto positiva nelle sue fasi iniziali, ma purtroppo, il 29 ottobre 2011, al rientro della squadra rossonera da Roma, Antonio accusa un malore e viene ricoverato al Policlinico di Milano, dove gli viene diagnosticato un difetto interatriale (malformazione cardiaca congenita). La batosta psicologica è forte, Fantantonio deve allontanarsi dal campo da calcio, c’é una partita più importante da giocare, quella per la salute. Cinque mesi dopo l’intervento, il 7 aprile 2012, Cassano torna ad allenarsi con la squadra, una vera e propria liberazione per il giocatore ex Samp, il quale ritrova la via del gol, 22 giorni dopo il primo allenamento post operazione.
Il 25 agosto 2012, però, Cassano passa improvvisamente, grazie ad una trattativa lampo, all’altra sponda del Naviglio e viene presentato alla stampa quale nuovo acquisto dell’Inter, nell’ambito dell’operazione che porta Giampaolo Pazzini ad indossare la maglia rossonera. Ai microfoni dei media, Fantantonio viene punzecchiato circa la frase pronunciata durante la presentazione a Milanello, in cui affermava che “sopra il Milan c’é solo il cielo”, la risposta “alla Cassano” non si fa attendere: “avevo detto che sopra il Milan c’era solo il cielo? Dopo il cielo, sopra il cielo, c’è l’Inter”. Si presenta così, con la sua proverbiale schiettezza, nonchalance e strafottenza ai suoi nuovi tifosi, il barese, carico e felice della possibilità concessagli di potersi rilanciare dopo un periodo di appannamento e confermare dopo il grande Europeo.
Nell’unica stagione nerazzurra sono 39 i gettoni accumulati dal giocatore barese, a cui si aggiungono 15 assist e 9 gol. Come spesso accade (forse troppo spesso), Cassano si ritrova di nuovo invischiato in una profonda lite con il mister Andrea Stramaccioni, che porta il giocatore, nel marzo 2013, all’esclusione dal progetto tecnico della squadra, con conseguente multa di 40000 euro. Il diverbio tra il mister e il giocatore, in realtà, non finisce lì, anzi continua imperterrito a riempire pagine e pagine di cronaca sportiva, con frequenti attacchi sia da una parte che dall’altra. L’ex calciatore di Samp e Roma teme di non rientrare più nei piani tattici del tecnico, tanto da augurarsi l’arrivo in panchina di un suo pupillo manageriale, ovvero Walter Mazzarri. Stramaccioni, dal canto suo, affermerà tempo dopo che, non solo il giocatore è arrivato ad augurargli il licenziamento, ma ha perfino tenuto dei veri e propri comizi all’interno dello spogliatoio nerazzurro, in cui ha ripetuto spesso e volentieri come il tecnico Mazzarri avrebbe potuto far bene al comando della squadra milanese, comportamento ritenuto inaccettabile sia dall’allenatore che dal presidente. Ciò che è realmente successo rimarrà per sempre all’interno di quello spogliatoio, sta di fatto che Cassano è, di nuovo, con le valigie in mano, in attesa di una nuova sistemazione. E secondo molti, proprio con il benestare del nuovo tecnico. Quando si dice ‘ironia della sorte’.
Parma, una flebile rinascita
Il 3 luglio del 2013, nell’ambito di una trattativa che porta Belfodil a vestire la maglia nerazzurra, Antonio Cassano firma con il Parma un contratto triennale. Nella prima stagione tra le fila gialloblu, il talento barese sembra ritrovare una nuova giovinezza (la “terza giovinezza”), segnando 13 gol e fornendo 7 assist in 39 partite tra Campionato e Coppa Italia. I ducali si dimostrano un avversario sempre ostico e mai domo e riescono a conquistare sul campo un meritato sesto posto, risultato che vorrebbe dire preliminari di Europa League. I problemi economici e societari della squadra ducale, però, escludono i gialloblu dalla competizione europea, aprendo le porte europee al settimo classificato, ovvero al Torino di Ventura. L’anno che viene è da incubo, non solo per la società e per i tifosi, ma anche per i giocatori, costretti a vivere in un ambiente ameno, senza percepire stipendio da luglio 2014 e senza garanzia per il futuro. Il giorno dopo aver avuto un diverbio acceso con gli ultras del Parma, Cassano rescinde il proprio contratto con la squadra ducale, svelando ai media le varie problematiche societarie e gestionali.
Il ritorno a Genova ed il balletto prima del ritiro
Il 9 agosto 2015 la Sampdoria ufficializza il ritorno di Cassano in blucerchiato dopo 4 anni e mezzo. Il ritorno del figliol prodigo è accolto dai tifosi con un incredibile entusiasmo, tanto che, il numero degli abbonamenti, cresce vertiginosamente. I supporters blucerchiati hanno gran voglia di rivedere, sul prato di Marassi, le mirabolanti magie dell’asso barese. Cassano torna al gol, manco a dirlo, contro la Juventus, nella sconfitta interna per 1-2, ma le minestre riscaldate, come è ormai assodato, non sono mai un buon piatto, ed è così che il 5 luglio dello stesso anno, il patron blucerchiato, Massimo Ferrero, annuncia che Cassano non rientra più nei piani tecnici della Sampdoria ed il giorno dopo gli viene offerto il ruolo di dirigente della squadra, offerta che viene subito declinata dal giocatore, il quale sembra avere ancora voglia di giocare a calcio. Ad agosto, complici alcuni screzi che vedono coinvolti Cassano, Ferrero e l’avvocato Antonio Romei, fidatissimo collaboratore del presidente blucerchiato, il giocatore viene ufficialmente messo fuori rosa e sul mercato, ma nonostante l’invito piuttosto esplicito a trasferirsi ad altri lidi, egli rifiuta qualsiasi offerta che gli viene proposta e prosegue il suo allenamento individuale con la primavera della Sampdoria, fino al giorno della risoluzione consensuale con la società il 25 gennaio 2017.
Il 10 luglio seguente, Antonio firma un nuovo contratto con il Verona, convinto di poter dare ancora qualcosa al calcio italiano. Dopo pochi giorni, però, lo stesso giocatore fa un passo indietro, salvo poi ripensarci qualche giorno più tardi. La risoluzione consensuale del contratto avviene 17 giorni dopo il tesseramento ufficiale, termina così il rapporto tra l’ex Samp e la società scaligera. Il richiamo del pallone, però, è come il canto delle sirene, per il fenomeno di Bari Vecchia che, rifiutata l’offerta del Monza di Silvio Berlusconi, scende a patti con il presidente dell’Entella, Antonio Gozzi, il quale concede al giocatore di allenarsi senza alcun vincolo contrattuale allo stadio Comunale di Chiavari. Il patron biancoceleste sogna di poter presto convincere l’attaccante a firmare un contratto con la sua società, militante nel campionato cadetto, ma è lo stesso giocatore che, non convinto dall’idea di scendere di categoria, annuncia ufficialmente, il 13 ottobre 2017, il suo addio al calcio giocato, con una lettera. La storia d’amore ed odio tra Cassano e il pallone finisce qui, a distanza di 2 anni e 5 mesi dall’ultima partita ufficiale disputata dal Pibe di Bari Vecchia.
Termina così una delle storie d’amore più travagliate di sempre, quella tra Antonio Cassano e il calcio. Cosa ha lasciato il fenomeno barese al calcio italiano? Sicuramente, il suo estro, la sua genialità, ma anche il suo impeto e la sua impulsività, rimarranno per sempre impresse nella mente di tutti coloro che, dal divano di casa o dagli spalti dello stadio, hanno avuto la fortuna di ammirare ciò che, il piede destro di Antonio, sapeva disegnare sul rettangolo di gioco. Rimarrà sempre il grande rimpianto italiano, quel “nuovo Roberto Baggio” che mai é riuscito ad emulare, ma comunque, anche l’eterno “Peter Pan” ha saputo scrivere qualche pagina di storia del calcio.
