La Farfalla Granata

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“Che gli altri si vantino delle pagine che hanno scritto, io sono orgoglioso di quelle che ho letto”.

Qualche giorno fa, leggendo casualmente sul web queste parole del grande saggista, scrittore e poeta argentino del Novecento Jorge Luis Borges che pongono l’accento sull’importanza della lettura, riflettevo sul motivo per cui probabilmente molti di noi amano leggere, così come guardare film o serie tv, cioè vivere storie diverse dalla nostra, vivere altre mille vite oltre la nostra, vedere il mondo via via con occhi diversi creando e rafforzando in tal modo la nostra immaginazione.

E’ per lo stesso motivo credo che molto spesso mi ritrovo a seguire con curiosità, ammirazione, simpatia le vicende di personaggi e uomini di sport che appaiono ai miei occhi bizzarri, estroversi, istrionici e che quindi reputo molto diversi da me, almeno all’apparenza. Lo faccio probabilmente perché, anche in questo caso, ripercorrendo le loro gesta, i loro aneddoti, le loro disavventure, i loro modi di fare mi ritrovo a vivere in alcune circostanze sostanzialmente delle vite “diverse”, “parallele” alla mia, usando chiaramente un’iperbole.

Gigi Meroni rientra senz’altro in questa ristretta categoria di calciatori, tanto talentuosi in campo quanto avanguardisti fuori (e per questo non sempre compresi dall’opinione pubblica) che catturano da sempre il mio interesse.

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J.D.Salinger, l’autore de “Il Giovane Holden”, il personaggio letterario che, alla luce di ciò che ho detto, più mi ha coinvolto e con cui più mi sono immedesimato.

Domenica 27 Ottobre 1963. Allo stadio Luigi Ferraris di Genova si gioca Genoa- Fiorentina, partita valida per l’ottava giornata del campionato di serie A 1963/1964. La squadra di casa è reduce da un inizio di stagione difficile, una sola vittoria e quattro punti nelle prime sette giornate. Il nuovo allenatore Benjamin Santos, al Torino nei tre anni precedenti, sembra essere già in discussione dopo la partenza stentata. Insomma il Genoa è già di fronte al primo bivio stagionale e per di più si trova davanti un avversario tutt’altro che comodo, la Fiorentina, squadra importante che annota tra le sue fila giocatori del calibro di Albertosi, Brugnera, Maschio, Hamrin ed è guidata dal futuro C.T. della Nazionale Ferruccio Valcareggi (la squadra viola infatti terminerà quel campionato al quarto posto seppur molto distante dalle prime tre posizioni). E’ il 18esimo del primo tempo quando la giovane ala destra rossoblù Gigi Meroni, al primo anno da titolare, dopo una prima stagione di apprendistato all’ombra della lanterna, riceve palla al limite dell’area di rigore avversaria. Con una finta e allargandosi verso destra entra in area di rigore saltando due avversari e poi da posizione defilata batte Albertosi in uscita con quello che oggi definiremmo un colpo sotto. Il numero 7 genoano si ripeterà al nono minuto della ripresa con un sinistro potentissimo di prima intenzione dentro l’area di rigore. Questi due gol fantastici, che permetteranno al Genoa di vincere la partita 2-1, oltre a rappresentare un punto di svolta nella stagione della squadra ligure, che arriverà a concludere il campionato in ottava posizione, con il portiere Mario Da Pozzo che stabilirà nel corso della stagione il nuovo record di imbattibilità mantenendo la porta inviolata per 791 minuti consecutivi, fanno conoscere all’Italia intera le qualità del talentuoso calciatore rossoblù.

Purtoppo non esiste un video Youtube di quel Genoa-Fiorentina, vi lascio dunque il link della puntata di “Sfide” dedicata a Meroni in cui al minuto 5:40 si possono vedere le due reti realizzate da Gigi: Sfide. Gigi Meroni: quando un dribbling è più bello di un gol.

I dribbling, le accelerazioni palla al piede, le finte saranno sempre il marchio di fabbrica di questo ragazzo comasco, cresciuto e messosi in luce qualche anno prima in serie B con la maglia della squadra della sua città.

Non ha avuto un’infanzia facile Gigi. Nato il 24 Febbraio 1943, nello stesso giorno del chitarrista dei “The Beatles” George Harrison, suo idolo (e questa è solo la prima di una lunga serie di coincidenze) ha perso il padre all’età di due anni. E’ però un adolescente molto ambizioso e deciso a seguire le proprie passioni, così quando arriva il momento di aiutare la propria famiglia non si tira indietro, ma riesce comunque a trovare un’occupazione che rispecchi il suo animo fantasioso e il suo desiderio di inventare: i primi soldi li guadagna infatti disegnando cravatte, abiti, pantaloni. L’amore per la moda lo accompagnerà per tutta la vita e continuerà a disegnare i suoi pantaloni, le sue camicie, i suoi cappelli anche quando diventerà un calciatore professionista. Anche questa è solo la prima di una lunga serie di stranezze che lo renderanno celebre ed inviso a parte dell’opinione pubblica.

Al termine della stagione 1963-1964 giocata da protagonista con la maglia rossoblù arriva per Meroni anche la prima chiamata in nazionale B: il giocatore però è titubante e vorrebbe rifiutarla. Sarebbe uno scandalo ed è obiettivamente inconcepibile che un atleta rifiuti la convocazione della sua nazione. In realtà c’è un motivo ed ha un nome e un cognome: Cristiana Uderstadt, una ragazza di origine polacca figlia di giostrai che abita a Genova di cui Gigi si è innamorato. Dato che Cristiana per ragioni di lavoro (nel campo della moda) viaggia molto e proprio alla ripresa del campionato dopo la sosta per le Nazionali di inizio Maggio deve andare a Roma, lui non vuole perdere l’occasione di poter stare da solo con lei per qualche giorno. Al Genoa basta una vittoria per ottenere la certezza matematica della permanenza nella massima serie con tre giornate d’anticipo, così Gigi formula con il suo allenatore questo accordo: se segnerà contro il Bari e la squadra sarà in vantaggio, a pochi minuti dal termine del match si getterà a terra simulando un infortunio e uscirà dal campo per poi farsi ingessare una gamba. Un patto che alla fine sta bene ad entrambi. Il Genoa vince ed è salvo, Meroni segna e salta la convocazione in Nazionale.

Nell’estate del ’64 Meroni è ormai un giocatore di prim’ordine del campionato. E’ quindi cercato da molte squadre importanti del panorama nazionale italiano. Il Torino del presidente Orfeo Pianelli è la società più lesta ad assicurarsi le prestazioni dell’allora ventunenne ala destra. Il Torino di quegli anni è una squadra in costruzione. Pianelli, che ha acquistato la società nel 1962, sta tentando lentamente di far tornare i granata competitivi ad alti livelli, a circa 15 anni dalla tragedia di Superga. Ah, a proposito di Superga e di coincidenze: il comandante di quell’aereo maledetto si chiamava proprio Pierluigi Meroni. Inquietante vero? In ogni caso, tornando al campo e al processo di crescita di quel Toro, gli inglesi Law e Baker non fanno fare alla squadra il salto di qualità sperato e rimangono all’ombra della mole solo un anno, complice l’avvento della nuova proprietà. Nel 1962 però vengono acquistati altri giocatori importanti del calibro di Hitchens e Peirò e l’anno successivo arriva addirittura l’allenatore del Milan campione d’Europa in carica Nereo Rocco, l’inventore del “catenaccio”. Meroni dunque nel 1964 giunge a Torino per 300 milioni di lire, nell’ambito della trattativa che porta Peirò all’Inter. La squadra è in crescita e la piazza granata è entusiasta di questo nuovo colpo del presidente Pianelli, per il calciatore eccezionale, ma anche per il personaggio, per la libertà che rappresenta, per i capelli lunghi, per i baffi, per i calzettoni abbassati e  molte altre particolarità che lo caratterizzano e lo configurano come una sorta di precursore  inconsapevole del Sessantotto.

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Meroni, un’artista prestato al calcio.

La stagione 1964-1965 del Torino è straordinaria, il terzo posto alle spalle delle due fortissime milanesi appare a tutti come un risultato di grande rilevanza. Gigi non segna molto, solo cinque gol, ma è spesso decisivo con delle giocate sopra la media e si fa amare da tutti per la fantasia che mette in campo in ogni suo gesto. Man a mano che la sua popolarità cresce emergono sempre di più tutte le sue particolarità nella vita di tutti i giorni. Se però si vuole analizzare questo aspetto occorre subito precisare una cosa: Meroni non era assolutamente un ribelle come potrebbe sembrare e come molto spesso all’epoca è stato dipinto. Non conduceva una vita dissoluta alla Best, non era un donnaiolo. Era semplicemente un uomo libero avanti con i tempi che riteneva giusto poter vivere, comportarsi e avere lo stile di vita che sentiva appartenergli. Senza dubbio era un anticonformista, ma nel senso più letterale e puro del termine, non in quello più estremo. A Torino gira con una Balilla del 1937, l’automobile con la quale la Fiat avviò in Italia la motorizzazione di massa. Il suo animale domestico non è un cane, non è un gatto, ma una gallina che porta con disinvoltura in giro per le vie della città e che cattura lo sguardo diffidente dei passanti. Ciò che però desta sempre più scalpore è la sua vita privata: Cristiana viene manipolata dai suoi genitori e data in matrimonio ad un noto regista romano, ma prosegue clandestinamente la sua relazione con il calciatore del Torino. Negli anni ’60 in Italia non era ancora stato introdotto il divorzio, che verrà incluso nell’ordinamento giuridico italiano solo il 1° Dicembre 1970 con la cosiddetta legge Fortuna-Baslini, confermata poi dalla vittoria del no nel referendum abrogativo del 1974. E’ evidente quindi come Meroni venga crudelmente giudicato da buona parte dell’Italia moralista dell’epoca, che non esita a definirlo un pubblico peccatore, nonostante Cristiana nel frattempo fosse in attesa di annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota. Il loro amore però rimane sempre inattaccabile e i due nel 1966 vanno a vivere insieme in una piccola mansarda a Torino che assomiglia più ad un atelier di un artista che ad un luogo in cui vivere. Dopo mezzo secolo, oggi si sorride di fronte alle presunte trasgressioni di Meroni. Gigi era semplicemente un uomo tranquillo, di mente libera, indipendente: senza verbosità, né polemiche. Non ammetteva che lo Stato, o la Chiesa o chicchessia, interferissero con la sua storia d’amore con Cristiana.

L’integralismo morale e religioso dell’opinione pubblica in realtà incide anche sulla vita sportiva del calciatore Meroni. Nonostante una continua crescita delle prestazioni individuali (miglior marcatore della squadra piemontese nel 1965-1966), parallela però ad un calo della squadra che, complici problemi di vario genere, non va oltre l’11° posto in classifica, rimangono molti i detrattori di Gigi che ostacolano il suo approdo in Nazionale. “Mondino” Fabbri, c.t. della Nazionale dal 1962 al 1966, lo convoca per la prima volta nel 1965, obbligandolo però a tagliarsi barba e capelli. Meroni soccombe malvolentieri a tale richiesta, rimanendo perciò nel giro della Nazionale. E’ convocato per i Mondiali di Inghilterra del 1966 in cui l’Italia parte con grandi ambizioni ed è tra i migliori nelle amichevoli pre-Mondiale in cui la squadra conferma le sue potenzialità, andando a segno nelle partite contro Bulgaria e Argentina.

A partire dal minuto 1:00 lo straordinario gol in contropiede di Meroni concluso con un sinistro secco sotto l’incrocio.

In Inghilterra però le cose non vanno come previsto. Partiamo bene, sconfiggendo il Cile e prendendoci la rivincita della “Battaglia di Santiago” di quattro anni prima. Meroni però viene impiegato solo nella sfida contro l’URSS persa 1-0 mentre non viene riproposto nell’ultima e decisiva sfida del girone contro la Corea del Nord. Ma il clima in casa azzurra è sereno, l’URSS è una nazionale forte con in porta il leggendario Lev Jascin (unico portiere ad aver vinto il pallone d’oro) ed il K.O. con la Nazionale Sovietica non viene preso come un campanello d’allarme. Insomma, con Meroni o senza Meroni, anche se adesso gli italiani spingono per vedere in campo il talento del Torino, non dovrebbero esserci problemi a sbarazzarsi facilmente della Nazionale orientale, composta interamente da giocatori dilettanti. Ed invece accade l’inspiegabile, l’irreparabile. Con un gol del dentista Pak Doo Ik (sì, avete capito bene, un dentista!) l’Italia soccombe alla Corea, subendo la più grande umiliazione calcistica della sua storia. La contestazione in patria è molto forte e l’uomo maggiormente nell’occhio del ciclone (come sempre d’altronde in questi casi) è proprio il C.T. Fabbri, in parte proprio per lo scarso utilizzo di Gigi Meroni. Per evitare eccessivi fenomeni di violenza l’atterraggio dell’aereo della Nazionale e del suo staff di ritorno dall’Inghilterra è stato previsto in gran segreto a Genova. Questo non riesce comunque ad evitare l’ira dei tifosi con annesso lancio di uova e pomodori che costringono la squadra ad aspettare più di un’ora all’interno del bus.

Italia-Corea del Nord 0-1 raccontata dai protagonisti.

Una delle perle più luminose del Meroni calciatore deve però ancora materializzarsi e per regalarla ai suoi tifosi attende una delle partite più prestigiose della stagione 1966-1967, contro l’Inter di Helenio Herrera, la squadra più forte del mondo in quel momento storico. La “Farfalla Granata”, come era stato soprannominato dai suoi tifosi per via della sua esilità e della sua leggerezza ed eleganza nel danzare con il pallone, vede Sarti fuori dai pali e lo castiga con un delizioso pallonetto riuscendo a far passare la palla nel pochissimo spazio a disposizione tra Facchetti e il palo lontano. Il gesto tecnico è meraviglioso, ma ancor di più in questi casi è la straordinarietà dell’idea a fare la differenza. Di goal simili a questo nel corso degli anni ne sono stati realizzati altri, ma 50 anni fa era un qualcosa di impensabile, non perché non esistessero calciatori abbastanza validi da riuscirci, anzi, ma perché nessuno lo aveva mai provato e pensato prima. Un po’ come il tiro a giro sul secondo palo. Adesso lo fanno in molti, ma prima che lo facesse Del Piero era molto più raro. E’ qui che sta il genio. E’ qui che sta la differenza tra grandi  giocatori e fuoriclasse.

Ecco a voi il capolavoro di Meroni. Da notare sullo sfondo l’applauso del capitano dell’Inter, Armando Picchi, nel momento in cui il pallone entra in rete. Il Torino vincerà la partita con il punteggio di 2 a 1, ottenendo una storica vittoria a San Siro.

Se tra l’opinione pubblica italiana e il calciatore comasco vi è stato sempre un rapporto di amore-odio per i motivi già spiegati, per i tifosi del Toro non ci sono mai stati dubbi. Il loro amore nei confronti della “Farfalla Granata” è sempre stato incondizionato. E, se mai ce ne fosse bisogno, lo dimostrano una volta di più nell’estate del 1967 quando in migliaia scendono in piazza per evitare la sua cessione alla Juve di Gianni Agnelli, disposto a tutto più di averlo. Meroni continua a vestire la maglia granata ed inizia la nuova stagione alla grande sotto la guida nel nuovo allenatore Edmondo Fabbri (proprio lui, l’ex allenatore della Nazionale). Il 15 ottobre è autore di una prestazione sontuosa nella vittoria del suo Torino sulla Sampdoria (tra l’altro partita di esordio in serie A di Aldo Agroppi, il quale più volte racconterà dei consigli di Gigi nel pre-partita), ma sarà l’ultimo volo della “Farfalla Granata”. In serata attraversa avventatamente con Poletti Corso Re Umberto nei pressi del civico 46: percorre la prima metà della carreggiata, fermandosi in mezzo alla strada e aspettando il momento buono per passare nell’intenso traffico. Dalla loro destra sopraggiunge un’automobile. Meroni e Poletti fanno un passo indietro e vengono investiti da una Fiat 124 Coupè proveniente dalla direzione opposta, che dopo l’urto si ferma lungo il marciapiede. Per Meroni non c’è niente da fare.

Cattura

La prima pagina de “La Stampa” del 17 Ottobre 1967.

Alla guida della Fiat Coupè c’è Attilio Romero, diciannovenne tifosissimo del Toro che viaggia con la foto di Meroni sul cruscotto. All’inizio del nuovo millennio diventerà perfino Presidente del Torino Calcio. L’ultimo scherzo che il destino ha voluto riservare ad un genio del calcio. Una settimana dopo il Torino sconfigge la Juve per 4-0. Il regalo finale dei suoi compagni e del suo amico fraterno Nestor Combin, autore di una tripletta.  Il quarto gol è siglato da Carelli, con la 7 che fino pochi giorni prima era stata di Meroni. Rimane tuttora la più larga vittoria del Toro in un derby.

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